Archivio mensile:dicembre 2012

RiBelli di Natale

ArcoAvete in mente quel luogo, dove finisce il cielo e comincia la terra, dove abita l’orizzonte e le fantasie si sciolgono e germoglia la realtà? Quello è il luogo dove i RiBelli s’incontrano e s’incontreranno sempre. Se poi c’è la neve a farsi carico dei loro passi, come una vecchia e gracchiante canta storie, allora anche sbadigli e sospiri sono solo un altro modo di fare scorta di ossigeno per andare ancora più forte. Milano dorme alle nove di domenica mattina, un po’ perché se lo merita ma un po’ di più perché non ci arriva e confonde l’assenza con la quiete, il caldo con il calore, i sogni di una notte con i ricordi di una vita. Il Sempione invece ci accoglie bianco e morbido come un lenzuolo, freddo ma non gelido, taciturno tranne che per i passi che imprimono al terreno i segni indelebili del loro passaggio. Il primo giro è quello di riscaldamento; si chiacchera, si cerca confidenza con la traiettorie e con il fondo, che se accarezzato risponde con gentilezza, ma se premuto brutalmente si rivolta, mandando i piedi in tutte le direzioni, tranne quella verso cui vorrebbero andare. Poi parte la gara. Il gruppo di testa avanza compatto, con fare accademico. Dietro invece ci si gode più che altro il paesaggio. Il primo giro termina senza sorprese, poi l’andatura s’impenna, quelli che corrono sul serio prendono il largo, i salumieri della domenica selezionano le traiettorie a modo loro, mentre gli altri zampettano come piccoli roditori in cerca di cibo. Un respiro più affannato degli altri e improvvisamente tutto finisce. Certo c’è chi ha vinto, ma non si trova chi invece ha perduto. Tutti sono semplicemente arrivati. È stato come un lungo silenzioso abbraccio durato sei chilometri; così i Ribelli si fanno gli auguri, così si salutano, poi ciascuno riprende la propria strada, poi la propria strada riprende ciascuno.
E ora, nonostante il buonismo Natalizio, nonostante dicono il mondo finirà tra un paio di giorni, arrivano come fuochi d’artificio le temutissime pagelle, in rigoroso ordine di arrivo.

Gigi – Voto 7
Per essere sicuro di aggiudicarsi la vittoria, Gigi si alza alle cinque del mattino, s’inietta una dose di zabaione misto Voltaren direttamente in vena, mangia due uova con dentro il pulcino che sua moglie aveva comprato come regalo per la piccola Bianca e infine si reca sul campo di gara per studiare il percorso e le traiettorie ottimali, segnando strategicamente il terreno con discreti ma decisi schizzi di pipì. Durante la gara, controlla gli avversari per il primo giro, poi rischia di perdersi seguendo le tracce lasciate impropriamente da un terranova qualche minuto prima, ma alla fine ritrova la direzione e riesce a staccare gli avvesari, superando il traguardo in trionfo, dove viene calorosamente festeggiato da una muta di husky che lo aveva pedinato. Nome di Battaglia: Balto.

Nick – Voto 6,5
L’uomo che quando corre ricorda tremendamente la strega di Bianca neve in fuga dai sette nani, sfoggia il solito apparente portamento da casa di riposo, a celare l’ancor più consueto scatto spezza gambe a gomiti larghi per aggiudicarsi la vittoria. Per i fedaini di tutto il mondo, infatti, resta un simbolo di grande dedizione e attaccamento alla causa; il motivo per cui non lo invitano alle loro manifestazioni è solo che temono che cerchi di staccare dolorosamente anche loro negli ultimi cento metri, dopo aver finto precedenti malesseri terminali. In gara, zampetta al centro del gruppo con fare di circostanza per un giro e mezzo, poi affianca i primi con uno sguardo dolce da cerbiatto che dice: “Sono qui solo per godermi meglio la vista del vostro testa a testa finale.” Infine cerca di inchiappettare i suoi compagni proprio negli ultimi metri, sfruttando la scia come il peggiore dei succhia ruote. Nome di Battaglia: Caino.

Vez – Voto 7
Mentre gli altri RiBelli sono coperti come una spedizione scientifica in Antartide, il Vez, temprato dai suoi numerosi viaggi nel gelido Est Europa, dove si è spesso recato in sacro pellegrinaggio a portare un po’ di calore alle altrettanto glaciali popolazioni locali, si presenta in panta corto, mono maglia e capello al vento. Il Vez infatti non teme l’inverno, semmai è l’inverno che teme il Vez, tanto che in Svezia, dove ha passato qualche mese per un duro periodo di studi, non lo fanno più andare per paura che provochi innaturali fenomeni di disgelo. In gara, si piazza subito nel gruppo di testa, controllando la classifica, senza rischiare di finire nella lotta fratricida che si scatena per la vittoria di tappa. Il giorno dopo però, il disegno ricavato dal suo incandescente passaggio nella neve ha attirato parecchi curiosi e alcuni ferventi sostenitori dell’apocalisse che lo hanno subito additato come la cifra finale del countdown verso la fine del mondo. Effettivamente il mondo finirà tra .:<>C– giorni. Nome di battaglia: Apocalipse Vez.

Supermario – Voto 6
In quanto, organizzatore della gara, maggior frequentatore del parco in ore antelucane e possibile pretendente alla vittoria finale, non si può nascondere il fatto che Supermario si giochi sostanzialmente il titolo in casa. In realtà per alzare il livello delle prestazioni, avrebbe pensato di collocare la competizione nella confinante Fossa dei Leoni, con il percorso comprensivo di un solo giro per motivi di ordine pubblico. Poi, le lamentele dei partecipanti che vorrebbero partecipare a una gara di mezzo fondo guardandosi in giro e non a uno sprint guardandosi le spalle, lo convincono a rivedere il percorso all’ultimo momento. In corsa marca stretto il Vez per quasi tutto il tragitto, poi a qualche centinaio di metri dal traguardo si stacca per un sospetto crampo al sopracciglio, tanto che le male lingue sostengono potrebbe aver inscenato la paresi oculare dopo aver ricevuto parziali anticipazioni sulle fattezze dell’Ajeje Brazorf Trophy. Nome di Battaglia: Renzo Piano (a volte)

Gianpi – Voto 3
Anche se i salumai di tutto il mondo ormai tengono una foto del Gianpi sull’affettatrice, in qualità di maestro assoluto e inarrivabile nell’arte del fine affettato, è nel mondo accademico dove egli ha creato la vera frattura. Studiosi di tutte le discipline infatti, si scervellano per spiegare come sia riuscito a polverizzare duemila anni di teoremi geometrici con le sue misteriose traiettorie. La confutazione del fatto che la distanza minore tra due punti sia una linea retta ha messo in crisi le basi stesse di qualsiasi altra scienza. Eppure è confermato! La distanza minore tra due punti ora è la strada che percorre il Gianpi per andare da uno all’altro. Questa notizia ha avuto un effetto a cascata su tutto il globo perfino arrivando a mettere in crisi gli attuali conteggi dell’IMU, dove parecchi proprietari hanno richiesto di rivedere le metrature. In gara in Gianpi è quindi inarrivabile, nel senso che quando parte è già arrivato, sfruttando la sua personale e rivoluzionaria interpretazione della geometria, che, a sua immagine, viene già ribattezzata gianpometria. Nome di Battaglia: Miracle Gianpi, la serie perfetta.

Terry – Voto 8
Si presenta alla partenza ancora vestita dalla serata danzante precedente tranne che per le scarpe, dove ha sostituito, in un primo momento sembrerebbe con saggezza, il tacco dodici con delle cuscinate da corsa, cosa di cui però si pentirà una volta resasi conto che il tragitto si svolge completamente su dieci centimetri di neve. Si porta anche dietro una bottiglia contenente un liquido trasparente per idratarsi che segna un sospetto 50° stampato sul retro. La mancanza dei ramponi tuttavia, incide parecchio sulla sua prestazione, anche se questo non le impedisce di avere la meglio sul suo avversario diretto che soffre d un complicato rapporto peso pendenza sul viscido. Alla fine dichiara comunque di essersi divertita a correre sulla neve, anche se si rammarica che con un po’ di rum, zucchero e menta ci sarebbe scappato pure un mojito. Nome di Battaglia: Terryborova Exquisite.

Paolina – Voto 8
Per partecipare alla gara assume una squadra di Navy Seals in congedo per gestire el Dibalo e il Nazgul il tempo necessario a completare i tre giri mattutini del Sempione. Di fronte alla pericolosità della missione un paio dei veterani però all’ultimo momento desistono, quindi Paolina è costretta a correre tutta la gara mantenendosi in costante contatto radio con il centro di comando allestito sul pianerottolo di casa. Resta in gruppo per il primo giro, poi si stacca lentamente mentre impartisce istruzioni del tipo: “Delta uno a eco quattro, avanzate in formazione di copertura.” Poi la si sente strillare: “Voglio che lasciate un fuoco di arginamento e ripiegate, ripiegate!” Mentre dall’altra parte si sentono grida e spari e qualcuno urla: “Vengono fuori dalle pareti! Vengono fuori dalle fottute pareti!” Poi il silenzio. Nome di Battaglia: Ripley.

Giova – Voto 7,5
L’uomo che in calzamaglia ricorda un sacco a pelo dentro la busta, tanto che da Decathlon il modello Giova d’altra montagna va a ruba ed è stato unanimemente definito il secondo oggetto che non deve mai mancare sotto l’albero dopo un porcino da due chili, si presenta alla partenza, agguerrito come un animale di Swarovski in gabbia. Il pantalone tecnico aderente ricorda un pigiama di tre taglie più piccolo, per fortuna c’è la maglia dei Ribelli a risplendere di luce propria, altrimenti, complice anche l’andatura lenta e instabile, più che uno che corre sembrerebbe un sonnambulo in giro a zonzo. Pedina Terry per circa due giri, ma alla fine quando quest’ultima gli offre un sorso della sua bevanda reidratante, perde inspiegabilmente qualche metro e viene sconfitto. Le sue impronte tuttavia, sommate a quelle della sua avversaria, allertano la guardia forestale che dirama subito un comunicato di massima allerta nei confronti di cinghiale selvatico in libertà. Nome di Battaglia: Beethoven.