Archivio mensile:aprile 2013

È Una Specie di Magia

MaradonnaFuoco, in sostanza è questo ciò cui l’uomo ha sempre affidato la propria sopravvivenza. Fuoco del legno che brucia, fiamme del carbone che arde, poi petrolio, gas naturale, fino a scoprire che la potenza più grande è celata nei dettagli più piccoli e nella capacità di trovare una dimensione ancora più minuscola a quello che tutti hanno sempre pensato non fosse divisibile. Ciò che la scienza ignora però, è che la fonte di energia più potente mai conosciuta dall’uomo è la motivazione. È la motivazione che muove il mondo. È la motivazione che lo accende, che lo spegne, che lo fa rinascere ogni volta come l’alba di un nuovo giorno. Perché un uomo senza motivazione rimane al buio, fermo, gelido, inerme come una locomotiva abbandonata ad arrugginire lungo un vecchio binario dimenticato. Domenica mattina si sospirava motivazione. Grande piccola motivazione di chi corre, semplicemente, per fare un poco di bene a chi tanto di più se ne meriterebbe; piccola grande motivazione di chi corre, faticosamente, perché sa che qualcuno lo sta aspettando, un amico, un compagno, un conoscente, non importa, in quel momento un fratello RiBelle da raggiungere prima di essere costretto a esalare il prossimo respiro. Percorso veloce, cielo che prima si commuove un po’, ma poi finalmente sorride. Clima di rispetto tangibile e solidarietà che ripuliscono una città dove spesso non si perdona neppure l’inutile perdita di un semaforo verde. I RiBelli c’erano. Meno colorati del solito, ma con lo stesso spirito romanticamente determinato. E hanno dato quello che potevano, che magari a volte non è molto, ma per loro è stato tutto, e se nel molto c’è un po’ di tutto, non sarà mai comunque poco. Dieci chilometri a testa l’offerta devoluta, in cambio la speranza che il mondo e le persone che lo abitano non siano forse quello schifo che ogni giorno s’impegnano a voler interpretare. Ottimo affare, ma ce lo aspettavamo. Non si è mai visto, infatti, un RiBelle terminare una gara più povero di quando l’aveva iniziata. Il guadagno poi ha tante forme, tante valute, tante denominazioni diverse. Voi chiamatele, se volete, emozioni.
Ora però tornano, come giusto che sia, le immancabili pagelle. Solide come il gelato confezionato appena uscito dal freezer, insindacabili come una parlamentare navigata, eccole, pronte a valutare le dure e pure prestazioni senza farsi influenzare dal buonismo della giornata., del resto, siamo mica qui a mettere le castagne nel fuoco.

MAGICI ATOMICI – Voto 6,5
Il quartetto d’élite dei podisti RiBelli sfoggia una prestazione da antologia, nel suo significato più letterale, cioè “raccolta di fiori”, nel senso che si devono essere fermati a raccogliere dei fiori lungo il percorso per non essere riusciti a scendere sotto le tre ore. Gigi, che corre con una medicazione sulla chiappa come Forrest Gump, non si sa bene però se dovuta a un’operazione o alla rimozione di un misterioso tatuaggio a forma di piramide di Cheope, lancia comunque la volata, anche se, temendo per i pochi punti rimastegli sulla patente, in un paio di vialoni rallenta. Il Vez scatta appena ricevuto il testimone, ma nei pressi dell’Ippodromo si ferma dieci minuti a chiedere cosa costi il catering per cento cinquanta persone e se la carne di cavallo è compresa nel prezzo, perdendo così un bel po’ di abbrivo. Nick intanto attende il cambio nella zona riservata agli over settanta, dove sono stati allestiti dei confessionali e servono minestrone caldo e crostini dietetici. L’avvicendamento risulta così un pelo complicato, soprattutto quando interviene un equipe di pronto soccorso ad evitare che uno dei suoi vicini passi a miglior vita. Infine il Gianpi parte con l’obiettivo di sfruttare il sistema fognario della zona per tagliare sulla sua frazione, ma sbaglia il tombino d’uscita apparendo in mezzo al cortile del Leoncavallo mentre sono in corso i preparativi segreti per una spedizione punitiva contro un gruppo neo fascista. Inutile dire che la maglia nera non lo abbia aiutato a spiegarsi. Riappare quindi, parecchio tempo dopo, malconcio sul rettilineo del traguardo, con la biografia di Mao Tse Tung tatuata sulla schiena. Nome di Battaglia: Tulipani Neri.

MAGICI GIONSON – Voto 6/7
I quattro moschettieri della falange RiBelle, che molti si chiedono se prendano il nome da Moschetto, Mosca (non si sa se inteso come insetto, città o il compianto giornalista) oppure Moscato, si presentano alla partenza carichi come le pile all’idrogeno di Terminator. Il primo corridore, il Talenti, parte così forte che a metà frazione lo raggiungono e affiancano due top runners di colore che cominciano a parlargli in keniano stretto. Il nostro futuro rappresentante a Londra 2013, un po’ in difficoltà, gli risponde allora la cosa più africana che conosce: “Hakuna Matata”. Poi si lascia sfilare regalandogli qualche free drink per la serata del giovedì sera allo Shu. Il Viga nella seconda frazione carbura chilometri su chilometri bruciando bresaola e Viennetta. Se ai rinfreschi, al posto delle banane, distribuissero dei Mottarelli scenderebbe facile sotto i 4 e 20, ma alla fine si deve accontentare di essere qualche secondo più lento. Il Frada, che per l’occasione ha fatto allestire la zona cambio direttamente sul pianerottolo di casa sua in modo da potersi svegliare all’ultimo, parte praticamente ancora in pigiama e usa uno dei primi spugnaggi per lavarsi i denti e farsi la barba; alla fine però, memore di svariate mattine rischiando di arrivare tardi in ufficio, ottimizza e fa segnare un gran tempo. Supermario in Pagano scalpita come un tonno in scatola di fronte ai grissini. Prima di imbroccare quella giusta fa almeno due false partenze, la prima perché gli squilla improvvisamente il telefonino, nascosto argutamente nelle mutande, la seconda perché un tizio, anch’egli vestito tutto di nero, gli si avvicina per chiedergli informazioni. Parte e fa circa un chilometro prima di accorgersi che quello che ha in mano non è il chip per il rilevamento cronometrico ma un rosario. Alla fine non giunge al traguardo ma atterra direttamente oltre la linea di arrivo come un Tupolev in avaria. Nome di Battaglia: Rocky e i suo fratelli.

MAGICHE GIRLS – Voto 7/8
Dal miscuglio di grazia, leggiadria e un vasetto di peperoni ripieni, sono nate le Magiche Girls, un team che più che correre, balza, che più che balzare, levita, anzi oserei dire lievita, come un vassoio di pagnotte di pane in forno, e quindi alla fine inesorabilmente rotola, morbidosamente, verso il traguardo. La prima frazionista Paoina si presenta sulla linea di partenza fresca come il manico di un badile per scavare tombe. Il Nazgul e el Diablo per l’occasione sono stati temporaneamente interrati in un container di piombo in località segreta. La Corea del Nord ha fatto sapere però che considererà ogni utilizzo improprio delle creature un atto di guerra. Corre così un poco preoccupata e con l’orecchio teso ad ascoltare eventuali sirene della contraerea Ad aspettarla c’è Lella, che appena riceve il chip, prende la sacca dell’ora di educazione fisica, si cambia e poi parte a sgambettare cercando di arrivare prima che risuoni la campanella. Mentre affronta la sua frazione, Valeria, che sostituisce Patty, in trasferta presso le sorgenti del Monviso per scrivere i sottotitoli al discorso di Bossi (a questo proposito alla fine per ridurre i tempi è stato scelto di utilizzare direttamente il copione di una scena di film porno tedesco), per ingannare il tempo ha già imparato a memoria tutti gli orari dei treni in arrivo ed in partenza dalla Centrale. Quando parte, corre tuttavia come il velcro che soffia fino ad arrivare a dare il cambio alla vera superstar del gruppo. Il Ludo sfoggia una pantaloncino che sembra uno Spinnaker. Vola come una fanfara e punge come un ape Piaggio. Negli ultimi chilometri la folla è completamente impazzita; donne che si strappano i capelli, uomini che si strappano e basta e in sottofondo l’urlo tambureggiante ripete senza tregua: Ludò Bumaye, Ludò Bumaye, Ludò Bumaye, Ludò Bumaye. Nome di Battaglia: Magiche Notti.

MAGICI RAPIDI – Voto 7,5
Siamo di fronte alla rivisitazione in chiave RiBelle della favola della Bella e la Bestia, solo che qui le Belle corrono come delle bestie e le Bestie come delle belle, creando un assurda confusione difficile da districare, tra Ribelli, RiBelle e la nuova categoria delle RiBestie. Il Giova che apre le danze, causa un leggerissimo disturbo dell’intestino che lo ha afflitto negli ultimi giorni provocando tra l’altro anche l’evacuazione di due blocchi di corso Sempione e l’incriminazione del vicino colosso farmaceutico Bayer per scarico nell’ambiente di sostanze pericolose, arriva alla partenza con più limoni in corpo di una sorbettiera. E quando dico limoni in corpo intendo dire che alcuni erano ancora interi. Tuttavia porta termine la sua frazione, dando il cambio ad una Terry che chiaramente, quando ha visto che la sua frazione passava per il monte Stella, ha pensato ad un escursione sopra quota duemila. Il suo abbigliamento ricorda infatti quelle spedizioni antartiche in autonomia e la scelta finisce per rallentarla leggermente, rischiano anche di farla evaporare. La terza Frazione tocca a Francesca e sono tutti preoccupati che passando per le vie del centro possa fermarsi ripetutamente a far shopping. Per fortuna lei tira quasi sempre dritto, limitandosi a provare due completini che poi comunque si fa mettere via, evitando di perdere tempo nelle operazioni pagamento. L’ultimo blocco spetta al Camma che alterna dieci passi di corsa, cinquanta e piedi e una sizza per recuperare. Per fortuna a metà circa finisce le sigarette e si limita ad alternare camminata e corsa, anche perché quando arriva sul rettilineo finale, il blocco del traffico è quasi finito e dietro di lui l’organizzazione ha cominciato a ritirare le transenne. Alla fine comunque eroico taglia il traguardo. Nome di Battaglia: Quartetto Cetra.

ZAUBER PATAGARROSO – Voto 6
Il gruppo misto RiBelli and Friends si presenta all’appuntamento nelle condizioni atletiche di una pattuglia di reduci del Vietnam appena rilasciati dopo anni di prigionia. Lupetto, a cui è toccata in sorte la prima frazione, si ciuccia antibiotici come mentine e causa un intervento chirurgico al palato non riesce a pronunciare la maggior parte delle lettere, quindi l’unica parola di senso compiuto che è in grado di scandire è: Upupa. Inutile dire che quando chiama ripetutamente così il secondo frazionista, cercandolo nella folla, non realizzi un cambio molto efficiente. Tomanelli, nonostante il passato, anche abbastanza remoto, da velocista, ci mette quattro chilometri a sbloccare le gambe, quattro a carburare e due a prendere ritmo. Alla fine raggiunge la velocità di crociera appena si siede sui sedili della metropolitana, tornando a casa. Il Depi affronta la terza tratta con un passo che ricorda le code dei pensionati in posta alle otto del mattino. In Piazza del Duomo viene tamponato da un mimo che imita la madonnina. Alla fine, giunto alla zona cambio nel parcheggio di Pagano, acquista dieci tagliandini di sosta e sviene per circa due giorni. Leo affronta l’ultima frazione teso come al’orale di maturità. La distanza più lunga che fino ad allora aveva coperto di corsa era stata quella tra il suo letto ed il bagno in un improvviso attacco notturno di tumulto intestinale. Alla fine però non sfigura, anche se da domenica nessuno lo ha più visto e si teme sia stato portato via insieme alle spugne non utilizzate, avendo assunto più o meno lo stesso colore rosa smunto. Nome di Battaglia: Missing in Action.

 

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RiBelli da Bere

MRun4C’è la notte venerdì sera ad accompagnare i RiBelli nella loro prima uscita meneghina. Si, solo la notte, con le sue luci e sui odori, i suoi sogni e suoi terrori, gli altri corridori sono relegati ad ombre distratte, semplici bruchi starnazzanti alla ricerca di redenzione. La primavera non presenzia, un vento gelido sussurra ironico frasi retoriche sulle mezze stagioni inaffidabili, mentre il parco osserva impietrito chi sotto di lui sbuffa paurosamente per sfondare il proprio bozzolo. Ma una farfalla non nasce sulle ali dell’entusiasmo di una sera, come la prima rondine che avvistiamo potrebbe anche essersi persa, ci vuole passione invece, coraggio, follia, lo spirito indomito di chi vuole cambiare le cose anche solo per nutrirsi dell’energia sprigionata dal mutamento. Così partiamo con la consueta formazione a visionaria costellazione, terminando la fatica in ordine sparso ma secondo un disegno che ha, come sempre, un senso perfetto. Alcuni hanno voluto correre insieme come ruote dello stesso carro, altri invece sono stati solitarie presenze luminose nell’oscuro manto della city, non importa, alla fine se li unisci tutti, comunque i RiBelli danno vita alla figura che da sempre segna la direzione da seguire. Poi passano i giorni, l’inverno ulula l’ultimo saluto e la primavera suona chiaramente alla porta anche se poi, quando andiamo ad aprire, non troviamo nessuno, solo un ombrello bagnato e un biglietto d’auguri natalizi. È domenica mattina e Milano si sveglia sotto una coperta grigia che gocciola paurosamente. Il cielo non minaccia guai, li realizza, sotto forma di una pioggia fitta che si attacca a pelle e vestiti come un pensiero colpevole in una mente tormentata. Ma a un uomo che vuole correre questo non interessa. A un uomo che vuole correre basta terra sotto i pedi e aria nei polmoni. Il fuoco dentro. Il resto è paesaggio che cambia, una cornice cangiante dove adagiare i propri ricordi. Dieci chilometri di pura voglia o ventuno di puro orgoglio e conosco qualcuno che non sa decidersi e sceglie di fare entrambi, perché nei suoi pensieri non c’è una distanza, ma un obiettivo e se una distanza alla fine la si può anche archiviare, un obiettivo non si smette mai di inseguirlo, come qualcosa che esiste esclusivamente dentro di noi e che con noi si trasforma, che con noi cresce, che lega la sua esistenza alla nostra. La partenza della Mezza è caotica e viscida. Intorno, tanta gente troppo vestita per essere dei veri Runners, tanta gente troppo nervosa per essere avvezza agli sport di fatica, dove si sa che è fondamentale partire con un sorriso concentrato, perché ringhiate e smorfie arriveranno dopo, e arriveranno, non ci sono dubbi, quando fronteggerai i tuoi limiti e litigherai con te stesso per superarli. I primi due chilometri sono puro slalom di coppa, impossibile prendere ritmo. Il percorso è veloce ma la minima strettoia crea un tragico intoppo. Mi aspetto di vedere l’uscita per Cormano da qualche parte sulla destra, ma è solo un déjà-vu. A volte la strada è allagata e molti si spostano con la grazia di un mandria di bufali per cercare il tratto asciutto. Non sapevo si potesse affogare in una pozzanghera! Sembra quasi che non piova, ma è solo l’illusione di chi ha il vento a favore e non si accorge delle difficoltà che lo circondano. Meraviglioso come corsa e vita spesso vadano a somigliarsi. Quando giri però, tutto riprende il suo fradicio realismo. Il circuito di Corso Sempione sgrana il gruppo, si comincia a correre sul serio, per le discipline sportive invernali probabilmente staranno già facendo le premiazioni da qualche parte, non lo so, ora quello che conta è solamente allungare il passo e gettarsi all’inseguimento del tempo perduto. La circonvallazione esterna alterna tratti d’insolito silenzio per questa caotica città, a chilometri di auto incolonnate e personaggi nevrotici che sfogano le frustrazioni di una vita complicata sul clacson inerme di un volante. M’infastidiscono il giusto, ma succede quando Uomini e semplici persone s’incontrano, l’importante è sapere chi si vuole essere. I rifreschi sono un casino. Dare delle bottigliette d’acqua intere, e spesso chiuse, a qualche migliaio di individui che arrivano di corsa, sale trionfalmente sul gradino più alto del podio delle idee più idiote del duemila e tredici, a pari merito con la nuova traiettoria delle strettoie della Valassina. Non esiste poi una “zona di lancio” per i rifiuti, quindi sembra che alcuni ne approfittino per svuotare in giro ogni tipo di nefandezza, tanto che mi aspetto da un momento all’altro di vedere a lato strada anche qualche lavatrice. Per fortuna però c’è la corsa. Tutto il resto è solo rumore bianco in sottofondo. Bastioni, Porta Venezia. Viale Majno e poi ancora Regina Margherita, Beatrice d’Este, Porta Genova, normalmente sono più o meno rapidi passaggi per attraversare velocemente la città, ma oggi diventano un’interminabile sequenza di passi da spuntare uno ad uno. Via Washington è una spada che senza sconti s’infila di nuovo diritta nel cuore di Milano. Il freddo ora comincia a farsi veramente sentire e qualche muscolo non asseconda più spinta e trazione con la regolarità che gli sarebbe richiesta. Il ritorno in Sempione è la dimostrazione di come una strada sia tracciata con gli occhi di chi la sta guardando. Occhi concentrati e tesi di chi sta partendo, occhi disperati e fieri di chi sta arrivando. Poi di nuovo il parco, l’Arena, l’ultima curva, a gomito, giusto perché la polizia in loco non sia costretta a multare qualcuno che arriva troppo forte, e il traguardo. Mi fermo qualche metro dopo a rifiatare. Si congela. Il cronometro dice bene, ma non benissimo. Si poteva fare di più. Già, ma si può sempre fare di più, per fortuna che la linea appena superata non è mai la fine ma solo l’inizio. Accetto una medaglia in bustina, forse da mettere nel microonde che magari diventa una medaglia vera, e poi non c’è nient’altro, solo il verde manto del campo da calcio e quelle che sembrano le rovine di una sanguinosa battaglia. Probabilmente è passato di lì il cugino di Attila quello che fortunatamente almeno l’erba la lascia, ma solo quella. Va bene così. È domenica, è primavera e ho corso libero nella mia città sotto un’acqua torrenziale. Questi sono i fatti che ricorderò, questi è la trama che vale la pena ricordare, il resto sono già solo titoli di coda. Ora però, visto che non siamo mica qui a colorare i mirtilli, come sempre e questa volta comprensive di entrambe le gare, arrivano, insindacabili come un ragionamento di Beppe Grillo e senza ri-morso come un panino del De Santis, le temutissime pagelle, a sto giro in puro ordine casuale

Vez: Midnight Run (1°C) Voto 7 – Stramilano 21k (1h38′) Voto 6,5 – Media Voto 6,5
Mentre i preparativi per le nozze vanno per le lunghe, l’uomo che nei paesi nordici è più conosciuto del cervo della canzone di Cocciante, sta tentando di convincere la curia ad accettare che una delle letture sia il Giuramento del RiBelle e che l’Ajeje Brazorf venga ammesso come sacra reliquia sull’altra durante tutta la cerimonia. Inutile dire che la richiesta è arrivata fino al vaglio degli esperti del vaticano, dal momento che è stata avanzata l’ipotesi ragionevole che nella formula ecumenica “urbi et orbi” ci sia un chiaro riferimento ad Ajeje in persona. Nell’attesa che la situazione si sblocchi, per allenarsi in vista dei prossimi impegni agonistici, il Vez tuttavia ha deciso di portarsi avanti e andare a osservare eventuali location, muovendosi esclusivamente di corsa o con una bici a scatto fisso, regalatagli da una sua pro zia con l’artrosi, cosa che lo sta facendo rapidamente tornare in forma, ma allo stesso tempo sta modificando anche la proiezione sull’effettiva data del matrimonio intorno al duemila e diciassette. Alla Midnight vince in scioltezza, soprattutto per aver evitato di incinghialirsi (neologismo, sono 20 centesimi ogni volta che lo riusate) di cibo come gli altri concorrenti, mentre alla mezza paga un po’ le fatiche del giorno precedente quando, in seguito al suggerimento di alcune conoscenze, ha deciso di andare a dare un occhiata ad una bella chiesetta immersa nel verde e nel silenzio, ma situata in vetta allo Zoncolan, dove l’omonima salita è stata recentemente inserita dall’ONU tra le forme di tortura vietate dalla Convenzione di Ginevra. Nome di Battaglia: Irish, quello che non aveva la bicicletta.

Frada: Midnight Run (2°C) Voto 7 – Stramilano 21k (1h55′) Voto 7,5 – Media Voto 7,5
Direttamente dal regno dei bolsi in gestazione fa ritorno tra gli uomini con il marone circolare il redivivo Parocchia. Che il vento stia cambiando lo si capisce già dalla sgambettata del venerdì sera, quando strappa un ottimo secondo posto nonostante sia in pieno processo digestivo di un bis di ragù, accompagnato da salamini piccanti e scamorza, cosa che tra l’altro crea un effetto uragano nel suo stomaco tanto che diversi abitanti della zona si rivolgono alle autorità competenti lamentando che l’utilizzo di ruspe la sera tardi dovrebbe essere proibito. Per la mezza poi lascia anche nell’armadio la consueta divisa da lappone in campeggio per sostituirla con una tenuta che finalmente ricorda un corridore e non una guida alpina con la broncopolmonite. Solo la giacchetta da velista della domenica stona leggermente e offusca parzialmente il logo RiBelle che sempre andrebbe portato in bella vista come il simbolo dello Shogun Mitzukunimito. In gara parte con un ritmo regolare, a una velocità di crociera tipo coda alla cassa del supermercato. Praticamente passa tra una goccia e l’altra riuscendo a non bagnarsi. A metà aumenta decisamente, fino ad accorgersi finalmente anche lui che sta piovendo, e infine arriva in volata sorpassando diversi tapascioni di fondo gruppo e qualche grande invalido cui sprezzante getta dei biglietti usati del tram. Nome di Battaglia: Euridice.

Gianpi: Midnight Run (4°C) Voto 6 – Stramilano 10k (48′) Voto 6,5 – Media Voto 6
L’uomo che ha messo in crisi tutti i regolamenti FIDAL da quando una sentenza del CONI ha decretato che passare attraverso il cortile interno di un palazzo non può esser considerato un taglio irregolare del percorso di gara se a farlo è l’amministratore del condominio in questione, tanto che il Gianpi ormai acquisisce o rinuncia agli stabili solo in funzione della loro localizzazione su tracciato di eventi podistici, si presenta alla corsa in notturna mimetizzato come un ghiro da ricognizione. Parte poi talmente forte e secondo traiettorie così ad personam che già dopo poche centinaia di metri il percorso ufficiale è andato completamente a ramengo e la gente tenta perfino di scalare le mura del castello sforzesco per guadagnare posizioni. Alla fine però, paga il poco allenamento e la vita da minatore che conduce, accontentandosi della medaglia di legno e del premio della “direzione” artistica. Sui dieci chilometri della Stramilano invece, utilizza una tattica di gara più accorta che lo porta a gestire il suo approccio estremamente lineare alle curve solo nella seconda parte della gara, dove stacca gli avversari diretti e si invola solitario, si fa per dire, a tagliare il traguardo come Baldini ad Atene. Gli organizzatori della Stramilano tuttavia, spazientiti e inermi, hanno dichiarato che l’anno prossimo la corsa si terrà su un tratto rettilineo dell’autostrada dei laghi, chiuso al traffico per l’occasione, anche se il Gianpi, appena saputa la notizia, ha preso subito contatti per andare a gestire alcuni sparti traffico in posizione strategica. Nome di Battaglia: Tav.

Ludo: Midnight Run (5°C) Voto 7
La partecipazione del Ludo alla corsa è data in forse fino all’ultimo istante, dal momento che la stessa sera si svolgono contemporaneamente eventi imperdibili quali un dibattito socio cultural politico sulla necessità di riformare le regole del Burraco, un concerto di musica da camera tenuto in una ex discarica abusiva da un gruppo di secessionisti della Valsassina, e una rassegna di film muti per non vedenti in cui le diverse trame sono raccontate con delle folate di vento ottenute da dei grossi ventilatori. Alla fine però il richiamo dell’asfalto e del sudore è tale da avere la meglio su tali interessantissime alternative, così il Ludo si presenta in sede in fanga nucleraizzta, panta corto modello mongolfiera e crostatina a serra manico, pronto a prendere parte alle ostilità. In gara sfoggia una prestazione estremamente oculata, non tentando di inseguire chi va in fuga, ma monitorando attentamente l’andatura di coloro a cui sa di poter stare davanti. Potrebbe scalare anche qualche ulteriore posizione, se a metà corsa non decidesse un’inspiegabile sosta per cambiare di nascosto le scarpe con una cubista del Just Cavalli che passava di lì andando al lavoro e non fosse così poi costretto a correre i tre chilometri conclusivi su un tacco dodici leopardato. Per la cronaca la cubista in questione sarà poi licenziata in tronco quando durante il suo numero lancerà una delle suddette scarpe tra il pubblico, provocando una commozione cerebrale a uno sceicco ubriaco e costringendo i NAS a chiudere il locale per circa un mese causa presenza di rischio biologico. Nome di Battaglia: Piè Feroce.

Lella: Midnight Run (6°C) Voto 7 – Stramilano 10k (1h05′) Voto 7,5 – Media Voto 7,5
Non ha ancora pronunciato le fatidiche parole e sono già tre gare, su tre disputate, che si presenta a fianco del Vez alla partenza delle operazioni con l’intenzione di partecipare. Probabilmente si sta portando avanti perché teme che il suddetto Vez voglia far aggiungere alla formula celebrativa “in salute e malattia” anche “durante gare podistiche, triathlon e mezzi Ironman.” Se non è amore questo, è senza dubbio un gran calesse. Rispetto alla prima uscita, la tenuta sta lentamente migliorando, visto l’abbandono della tuta da quarta ginnasio per un modello ampiamente oltre la seconda liceo e grazie alla riduzione degli strati utilizzati da cinque, compresa anche una pellicola di alluminio per alimenti che non si sa mai, ai canonici tre del classico tapascione di fine inverno. Anche il passo è migliorato, ora l’andatura supera la velocità di un mimo dei grandi magazzini. A referto vanno così due mastodontici penultimi posti, raggiunti secondo il più puro spirito RiBelle, quello che ti fa correre fianco a fianco nelle peggiori condizioni ambientali, tirandosi e aspettandosi l’un l’altro fino alla fine, quando, casualmente, ti scappa di mettere il piede oltre il traguardo prima del tuo compagno. Nome di Battaglia: PasseLella.

Giova: Midnight Run (7°C) Voto 6,5 – Stramilano 10k (1ho05”) Voto 6,5 – Media Voto 6,5
Visti i recenti posizionamenti in classifica e la signorilità con cui cede sempre il passo, in modo più o meno spontaneo, alle sue compagne di corsa sul traguardo, penso non ci siano dubbi che siamo di fronte all’ultimo cavaliere esistente. Cavaliere per i modi e ultimo per i piazzamenti, il Giova però non fa mistero di non indirizzare sul podismo la sua riscossa socio sportiva, dal momento che gli allenamenti più duri cui si sottopone nella specifica disciplina sono fare avanti indietro nelle corsie del supermercato, on line, ma di puntare tutto sulla multi disciplina: primo, secondo, dolce caffè e, per le versioni più impegnative, anche ammazza caffè. Durante la sgambata di mezzanotte difende il proprio posto alla tavola rotonda con le unghie e con i denti, mentre per la Stramilano, memore dell’esperienza dello scorso anno, per non mancare l’appuntamento sincronizza circa cinquecento sveglie che quando poi suonano contemporaneamente provocano l’intervento dei servizi segreti timorosi che il paese sia sotto un attacco di pirateria informatica. Alla fine intervistato, sulle sue prestazioni ha dichiarato: “Beati gli ultimi!” L’inviato di radio Maria ha apprezzato. Nome di Battaglia: Cammellot.

Supermario: Stramilano 21 k (1h57′) Voto 6
Dopo essere quasi totalmente uscito dal tunnel degli attacchi batteriologici lanciatigli dalla sua stessa prole grazie all’aiuto di un pool di esperti specializzati in forme di vita extraterrestre e manufatti sumeri, Supermario è riuscito ad utilizzare fondi neri di GE destinati all’acquisizione di cabine telefoniche sul raccordo anulare per rimettersi in forma, assumendo l’ex allenatore di Varenne e la nutrizionista di topo Gigio che gli ha subito progettato una sofisticatissima dieta a base di cubetti di ghiaccio e vapore. Il suo piano per la Stramilano è quello di fare un lungo lento, che non è un ballo che dura molto, ne uno che gioca centro e si muove con difficoltà, ma si riferisce ad una corsa dove andatura non supera quella di una targatura con due zampe fratturate. Per questo si veste come un motociclista finlandese e sgroppa per tutta la gara zufolando Maledetta Primavera. Nome di Battaglia: Casper.

Nick: Stramilano 10k (47′) Voto 6
Da quando ha messo su famiglia, ormai più che partecipare alle competizioni appare come un inquietante personaggio di qualche lugubre romanzo gotico. Dopo che l’allineamento planetario non era tale da permettergli di manifestarsi sia alla Mezza delle Due Perle che alla Midnight Run, si verifica finalmente la triangolazione necessaria e domenica compare in sede, in leggero ritardo, causa un inspiegabile rallentamento della rivoluzione di Giove. L’aspetto è sempre quello da vecchina di paese, ringiovanita solo da una giacchetta impermeabile da gita di classe a Sirmione. Si è solo confuso sul pettorale, scambiandolo con un bavaglino della figlia lasciato in giro inavvertitamente. Riesce comunque ad essere ammesso a partecipare alla dieci chilometri, aggerandosi, per l’ingresso alla abbia, alla folta delegazione Anni Azzurri. Son lontani i tempi in cui sverniciava a gomiti alti sulla mezza avversari e supporters, anzi, voci di corridoio sostengono che per la nascita della secondo genita gli sia stata fatta formale richiesta di farseli limare. Nome di Battaglia: Nick The Steak

Terry: Stramilano 10k (56′) Voto 7,5
Per la sua partecipazione alla Stramilano non ha voluto testimoni e per questo ha raggiunto la partenza utilizzando l’intricato labirinto di catacombe che si trovano sotto al Duomo e sbucando fuori solo al momento dello sparo. L’effetto combinato della sua apparizione e della deflagrazione è costata la vita ad un alpino ottantenario, giunto alla sua quarantesima partecipazione consecutiva, che non ha retto lo spavento ed è stramazzato al suole. In gara tiene agevole i cinque e trenta al chilometro, mimetizzandosi tra la folla come un ninja oltre le linee nemiche All’arrivo, non volendo essere riconosciuta scava un tunnel sotto una delle due porte per uscire inosservata dall’Arena. Causa un piccolo errore di calcolo però al posto che sbucare nel vicino parco Sempione sbucherà nel cortile della caserma di Via Mascheroni, dove un altro alpino, fan dei film di George A. Romero, sarà colto da infarto fulminante. Attualmente è ricercata dall’intero corpo degli Alpini per strage. Nome di Battaglia: Terry-bbile.

Depi: Stramilano 10k (49′) Voto 6,5
Dopo mesi di assenza dal palcoscenico competitivo fa ritorno sulla scena podistiche che contano quello che Gustav Thoeni in persona ha indicato come il più grande specialista mai apparso sulle nevi di seggiovia biposto. Effettivamente la sua tecnica nell’alzare e abbassare la sbarra di sicurezza è oggetto di studio nella maggior parte delle scuole sci delle Alpi e stanno pensando anche di produrre una fiction liberamente ispirata alle sue gesta e dal titolo l’Uomo alla Barra. Il Depi si presenta così alla partenza della competizione visibilmente fuori forma, fatta eccezione per un eccezionale ma sospetto tenore muscolare del braccio destro, a suo dire allenato faticosamente durante tutto l’inverno con estenuanti e interminabili risalite. Parte alla dieci chilometri con il compito di tenere sotto controllo il Giampi e le sue pindariche interpretazioni del percorso di gara, ma alla fine viene staccato quando quest’ultimo taglia attraverso la corte di un palazzo con la scusa di andare controllare una segnalazione dell’impianto antincendio. Peccato che il palazzo fosse la caserma dei pompieri. Chiude comunque sotto i cinquanta minuti e con una decina di punti ancora utilizzabili sullo skipass. Nome di Battaglia: Depinovia.

Talenti: Stramilano 10k (49′) Voto 7 – Stramilano 21k (1h49′) Voto 8,5 – Media Voto 8
Per allenarsi in vista della Maratona il Talenti si iscrive a tutte gare in zona del weekend comprese Stramilano, Strmilanina, Stramilano Agonisica, Meeting Under Venti di Corsa Indoor, Campestre del Liceo Beccaria, Strabrianza, Trofeo Una Vita sulla Strada, Coppa dei Giardini Margherita e una competizione di orienteering che si svolge tutta all’interno del naviglio parzialmente asciutto. Per questo inizia a correre intorno alle cinque del mattino e termina verso le otto di sera quando a Studio Aperto, dopo un servizio su un cane che sa abbaiare al contrario (quindi fa Uab, Uab) va in onda un accorato appello dei suoi amici perché ritorni a casa sobrio e salvo. La notizia ha un eco così grande che la sua raccolta fondi per la partecipazione ai quarantadue di Londra, chiamata astutamente Fondi per Talenti, riceve inspiegabilmente parte delle risorse della comunità europea destinate alla formazione giovanile e il plauso di diverse figure politiche. Nome di Battaglia: Talent Show