Archivio mensile:dicembre 2013

Trail di Spirito

ZTrailer“Strade? Dove andiamo noi non ci servono, strade!” Con questa frase storica terminava il secondo capitolo di Ritorno al Futuro e con questa stessa frase si potrebbe cominciare a raccontare di ogni gara Trail che si rispetti. Perché vedete, le strade quando si corre un Trail non ci sono, sono un’utopia, e anche quelle poche che spuntano in mezzo alle insidie del percorso, sono solo tortuosi serpenti che aggrediscano la gravità con silenziosa ferocia. Certo si corre, quindi è la solita romantica sfida contro se stessi, ma in questo caso nella nostra eterna dicotomia abbiamo contrapposta anche l’unica forza veramente onnipotente che sappiamo esistere su questa terra, una forza che ha tanti nomi e nessun volto, un potere che è in tutte le cose che ci circondano e contro cui non vinci mai, ma al massimo, se te lo meriti, puoi strappare un pareggio. Santa Margherita, sagrato di San Giacomo, una vera e propria tribù multicolore si prepara a una lunga sequenza di chilometri, di quelli senza compromessi, di quelli che se a un certo punto ti vuoi ritirare non ti conviene perché la strada per tornare a casa è più lunga di quella che porta all’arrivo. Un tenue fischio e si parte. La salita che ci accoglie è senza attenuanti, una condanna in formula piena alla fatica immediata e senza condizionale. La affrontiamo col massimo rispetto, eccedere ora non sarebbe folle, solamente perché è già completamente folle quello che stiamo facendo, ma sarebbe semplicemente stupido. E se Dio forse può amare comunque i folli, di sicuro odia gli stupidi. A Nozzarego la strada spiana leggermente, ma è solo l’illusione di una carezza mattutina, perché riparte subito a bruciare freneticamente sotto le gambe, stappando acido lattico come spumante a un cenone di capodanno. A questo punto iniziano i sentieri, bagnati, asciutti, duri, soffici, docili, cattivi ma tutti con lo sguardo ben rivolto verso il cielo. E a proposito di sguardo vorrei scrutare in giro, per godermi lo spettacolo che riesco solo a intuire intorno a me, ma è un azzardo che sento pagherei troppo a caro prezzo, perché se c’è una lezione che impari già dopo pochi passi in una corsa in montagna, è che si guarda solo in basso e in avanti, oppure il passo successivo che farai probabilmente sarà anche l’ultimo che ti sarà concesso fare. Mentre mi concentro su ogni singola porzione di terriccio, penso però che questa regola non dovrebbe valere solo tra sentieri sperduti e solitari ma anche su ogni altra strada che ci porta avanti nella vita. Quando si scollina, sono solo sudore e domande, cui però non ho tempo di dare una risposta perché la discesa mi trascina in un romantico abbraccio che prima sembra dolce, poi diventa sempre più opprimente, fino a divenire quasi insopportabile. Mi sorpassa gente cui normalmente cederei subito il posto su un mezzo pubblico. Una signora lontana dalla trasparenza e sulla cinquantina abbondante rischia di farmi cadere in un dirupo. La minaccio di morte senza pensare che potrebbe essere mia madre e che la gara si chiamerebbe “Sentieri di Fraternità”. Le gambe tentano di tenere a bada la gravità, conficcando nei muscoli schegge di fragile incoscienza. Le caviglie scricchiolano, una si piega su se stessa e poi ritorna subito in posizione, fischiettando come nulla fosse successo. Sa fischiare davvero da cani però, quindi ne esce un fastidioso lamento che mi porterò dietro tutto il resto della giornata. Quando riemergiamo sulla spiaggia sottostante, dico a me stesso che per almeno un anno non voglio più scendere neanche da un marciapiede. Pochi metri per annusare il mare e farsi portare allargo, a sognare un poco di orizzonte, e la pendenza risorge in tutta la sua immutabile durezza. Il sentiero ora diventa una scala scolpita nel terreno reticente. Tentativi di sfratto, operati da instancabili agenti atmosferici, lo rendono estremamente infido e molesto. La risalita è lenta e silenziosa, il sole fa spesso capolino tra gli alberi, fino a quando non spuntiamo sul fianco del monte dove uno strapiombo sul mare sottostante ci regala qualche istante d’indescrivibile libertà. Il percorso ora cinge la montagna come il cinturone logoro di un vecchio pistolero. Si ricomincia a correre ma non c’è un muscolo che non cigoli e strida come una vecchia persiana lasciata troppo a lungo al diletto delle intemperie; poi riparte subito un’altra trapassante discesa, dove in lontananza si stagliano i primi barlumi di ritorno alla civiltà. Portofino scorre via che neanche ce ne accorgiamo. Il percorso sfiora la strada carrabile e poi decolla di nuovo verso il cielo attraverso una scalinata che definire infernale non è bestemmia. La scaliamo di puro orgoglio, tra diverse carcasse di persone sedute sui gradini a ricercare forze ormai smarrite da chissà quanto tempo. In cima però non riusciamo a goderci l’attimo in cui usciamo a “riveder le stelle”, ma ritroviamo subito l’ennesima, spietata, perdita di quota. Non c’è un muscolo che ascolti correttamente l’appello del sistema nervoso centrale. È una rivolta totale contro qualsiasi tipo di autorità. Vorrei essere una palla per rotolare elasticamente diritta verso il traguardo, però non sono fatto di morbido cuoio, ma solo di carne, ossa e, per fortuna, un nocciolo di volontà, così mi aggrappo a esso, come un naufrago a un relitto scampato alla tempesta, per zoppicare lentamente verso l’arrivo. In fondo ritrovo il sole, gli amici, il mare abbastanza vicino da poterlo sfiorare e l’armadio dei ricordi dove un altro scaffale è ormai stato riempito. Alla fine i troppi dolori mi suggeriscono che forse non è stata una buona idea, ma nell’armadio dei ricordi qualche rimorso ci può anche stare, solo per i rimpianti non c’è né ci sara mai in minimo posto.
E ora, ripide come le coste liguri e salate come la focaccia appena sfornata, arrivano le immancabili pagelle.

Gigi – Voto 7
Le sue dichiarazioni per gara su quanto sarebbe bello fare una corsa tutti insieme aspettandosi a vicenda e volendosi tanto bene sono state prese per essere inserite testualmente in un capitolo dell’attesissimo sequel del Libro Cuore, opera su cui sta lavorando in questi giorni un gruppo di consulenti minorenni di Bain e che si chiamerà Libro C in modo che ognuno scelga poi la parola che più gli piace. Già dopo un paio di chilometri però, il suo animo guerriero ha la meglio sui pensieri natalizi e così innesta le marce alte per staccare il drappello, involandosi dritto verso il traguardo. Poi non se ne sa più niente, anche se alcuni testimoni giurano di averlo visto fermarsi spesso per grattarsi la schiena contro qualche albero e aggiustarsi la pettinatura con della resina. A fine gara, lascia anzi tempo la compagnia per fare ritorno da moglie e figli che lo stanno aspettando per godersi la domenica su una ridente isola dove Gigi ha di recente preso casa in affitto: Montecristo. Nome di Battaglia: Orso Gigi.

SuperMario – Voto 8
L’uomo di mare gioca in casa tra i sui suoi monti, tanto che sul percorso sterrato a fare il tifo per lui si presenta anche una famigliola di entusiasti cinghiali. Nella prima parte della gara tuttavia controlla la situazione, cercando di carburare, nella discesa centrale invece innesta il suo famoso turbo a propulsione naturale, che gli permette di fare il vuoto assoluto dietro di lui. Non conosciamo gli affetti sula flora e la fauna, ma il portavoce del WWF chiamato subito in loco a fare dei rilievi è sembrato molto turbato. Il regolamento della gara tuttavia vietava in modo tassativo l’accensione di qualsisia fiamma durante il tragitto, ma una volta confermata l’iscrizione di SuperMario l’organizzazione ha deciso di dotarsi anche di un mezzo per gestire meglio la situazione: un Canadair. Nome di Battaglia: Propano.

Gianpi – Voto 6
Quando si viene a sapere che è iscritto alla gara, il comitato organizzatore allarmato dalla sua nota passione per le scorciatoie, anche sotterranee, assume una squadra di speleologi e si dota, vicino al rilevamento cronometrico, anche di un sofisticato sismografo per avvertire la popolazione in caso di pericolo. Il Gianpi però, dopo qualche pensiero sul provare a percorrere la distanza lunga della gara, subito smorzato dalla visione di sua moglie che lo minaccia in caso di infortunio di requisirgli i Soli 24, si invola incontrollato sul percorso più breve. Qui sostanzialmente distrugge diversi ettari di preziosissima macchia mediterranea per ritagliarsi una via diretta verso il traguardo che attraversa con tempo inferiore al testimonial di una nota marca di orologi sportivi, che aveva deciso si fruttare la gara non competitiva come promozione di un nuovo record di parapendio. Nome di Battaglia: Giampi No Limits (solo qualche scorciatoia)

Paolina&Sally – Voto 9
Dopo le storie su Cappuccetto Rosso e il Lupo, Heidi e la Capretta, e Berlusconi e Dudù, è già pronta una nuova favola che racconta le gesta delle mamma Ribelle e il suo fedele Cane Juventino. Sui monti di Levante da domenica scorsa non si parla d’altro, tanto che ormai i tradizionali camminatori sono stati sostituiti da orde di tifosi della vecchia Signora in rispettoso pellegrinaggio domenicale. Tornando alla gara, Paolina parte nelle retrovie dove Sally viene scambiato diverse volte per un cane con pettorina della croce rossa da alcuni concorrenti affetti da grave daltonismo. La cosa non tange però in quadrupede bianconero che lavora a fine gruppo obbligando i concorrenti che si attardano ad aumentare il passo e a proseguire in ordinata fila indiana, pena impietose morsicate. A fine corsa l’efficientissimo duo verrà poi fermato mentre tenta di raggruppare e richiudere diversi partecipanti nel gazebo dismesso di una pizzeria. Nome di Battaglia: Canederli.

Amici dei RiBelli – Voto 10
Una menzione particolare meritano infine qui i tre impavidi che hanno seguito i RiBelli in un’impresa che risuona già di leggenda. In particolare Patty, che ormai si è talmente calata nel suo nuovo ruolo di giovane gazzella che sul visto brasiliano sotto la voce professione ha scritto Podista. Poi Davidone che nonostante reminiscenze di antiche passioni fatte di troni, sbarbate, o chilometrate ma con tagliando, e uno spirito con una gradazione decisamente superiore da quello del Trail, si presenta e porta a termine la missione con grande carattere. Infine Mirko, che nonostante venga parzialmente tradito dal giovanile ardore, resta il bipede più imponente che abbia mai attraversato i boschi liguri, dopo lo Yeti che nel duemilacinque è stato avvistato in luna di miele a Portofino.