Archivio mensile:maggio 2014

Rimini, Rimini

RiminiImmagina una spiaggia. Non un piccolo fazzoletto di rocce liguri, ma un’intera e sterminata tovaglia, distesa poco prima che qualcuno si sia preso la briga di apparecchiarla. Intorno, sole e cielo azzurro, tendente al bianco però, indeciso se sporcarsi o detergersi completamente e che nel dubbio, intanto, riflette. Immagina il mare poi, calmo ma non immobile, pronto a scattare al primo sofferto sbuffo di vento, dritto contro la riva, oppure verso la linea dell’orizzonte, poco importa, entrambe sono solo solchi abbozzati dalle mani di un bambino ai primi goffi tentativi di pittura.
Sei bagnato, ma l’acqua è ostracizzata dalla tua pelle da un lucido strato di gomma griffata. Hai fatto il bagno per riscaldarti, che potrebbe sembrare una contraddizione, ma in quello specifico frangente ha avuto un senso perfetto e inattaccabile. La plastica della cuffia ovatta i suoni. Quella degli occhialini confonde i colori e annebbia le sagome. Cinque boe. Quattro da tenere sulla destra, una sulla sinistra. Ripeti di nuovo questo mantra per essere sicuro di ricordartelo. Quattro sulla destra, una sulla sinistra. Poi le cerchi con lo sguardo. Sono solo puntini adagiati in mezzo al mare come una piccola costellazione che immagini forse qualcuno da un altro cielo starà guardando e studiando, e forse ci costruirà sopra miti e leggende. Ti chiedi anche tu quante gare magari si preparino dietro un affollato firmamento di metà agosto che tante volte hai osservato distrattamente. Intanto provi di nuovo a contarle. Una, due, tre, quattro, cinque, sei…..No, fermi tutti! Perché sei? La sesta boa da dove è uscita. È uno scherzo o un miraggio? E da che parte la tengo? Destra, sinistra o centro? Peggio che andare a votare! Non fai in tempo però a trovare scomode risposte, perché qualcuno trafigge il rumore di sottofondo con un fischio e tu ti trovi a baciarti le ginocchia prima che il mondo diventi quasi totalmente liquido. Il primo tratto prendi schiaffi, ma sai dove stai andando. Il secondo tratto prendi schiaffi, e pensi di sapere dove stai andando. Il terzo tratto non prendi più schiaffi, alzi lo sguardo e capisci che l’unica a sapere dove stai andando veramente è la corrente e si è tenuta la notizia per se. Perlustri l’orizzonte in cerca di riferimenti come una foca rimasta sola in cerca del suo branco. Alla fine, in lontananza, spumeggiano sparuti segni di vita, forse, intelligente. Tornare in traiettoria è duro come rientrare a casa dopo lunghe e meravigliose vacanze estive. Sull’ultima tratta, il mare litiga col cielo e s’ingrossa, le onde rendono così ogni bracciata un umido tango rabbioso. Quando il fondo si assottiglia però, tiri un lungo sospiro di sollievo, e questo ti causa anche la peggiore bevuta della giornata. Vorresti uscire di corsa, come all’ultimo giorno di scuola, ma i tuoi muscoli hanno altre idee. La sabbia si è ammorbidita per l’occasione poi, e la cosa decisamente non ti aiuta, anzi. In zona cambio, trovi tanti posti liberi e dopo una vita passata a impazzire per parcheggiare in centro, questo non può non portarti un filo di riprovevole ma profondo piacere. Poi scorgi gli amici pronti a partire e l’immagine richiama all’ordine forze e, soprattutto, idee. Ti ricordi perché sei lì e cosa devi fare. I primi giri di pedale sono una fuga verso la libertà. Ti godi l’aria, l’asciutto, la durezza dell’asfalto che non si muove, ma resta imperturbabile sotto l’azione avvolgente delle ruote. Rimini presto lascia spazio alla campagna; la strada sale, gira, curva e poi s’impenna selvaggiamente. Quando ha creato la gravità, Dio doveva essere di cattivo umore. Superi tanti e da altrettanti sei superato. Qualche uomo di latta ti prende la scia e tu ti domandi che gusto si assapori a ciucciare una ruota. Ti segni comunque che il copertone aromatizzato potrebbe essere un’interessante idea imprenditoriale. Il vento però è il compagno di viaggio più inopportuno. Percepisci la bellezza del paesaggio come un racconto ascoltato chissà dove e che risuona nella tua mente da lontano, perché i tuoi occhi vedono solo il grigio della strada e il bianconero del manubrio. Quando doppi la metà del percorso, ti sembra che sia passata una vita dalla spiaggia, dalle onde; il mare potresti pensare di averlo anche solo sognato, se non fosse per il sale sulla pelle che ti ricorda che forse tutto è realmente accaduto. La strada, però, a quel punto si piega, s’inchina, promette velocità ma vuole essere cavalcata. E tu le salti in groppa, speronandola senza pietà. Spremi dura gravità e ruvido attrito per mescere tempo, come miele da una corteccia per nutrirtene avidamente. Quando la città ricompare, ai pedali manca solo il dono della parola per maledirti senza ritegno. Privilegio di cui però non difettano le gambe che, richiamate a rapporto in seconda transizione, fanno la più classica delle rimostranze clientelari, si astengono dal regolare sevizio. Correre ventun chilometri sul lungo mare di Rimini, avanti indietro, tre volte, a quel punto è una cosa che va oltre la logica, oltre la dialettica, oltre la ragione, è un puro e semplice atto di fede. Fede in qualcosa di superiore, fede in qualcosa di assoluto e allo stesso tempo intimamente privato, un traguardo volante che esiste per tutti e allo stesso tempo vive solo per te. Non lo trovi dopo un chilometro, non lo trovi dopo un giro e non lo trovi neppure quando la passerella finale ti accarezza tra due commoventi ali di folla. È il sogno di un bambino cresciuto che sta oltre la notte, l’utopia di Galeano che sta oltre l’orizzonte, un pensiero razionale caduto innamorato della follia stessa. Alla fine di godi i meritati gradini del podio, soprattutto perché, ormai deserti, sono l’unico posto dove riesci a sederti per riposare. Aspetti che arrivino anche gli altri. Tutto ha un limite e lo sai, ma in quel momento, in quel preciso istante, ti sembra di tendere all’infinito. Bene, adesso che siete tornati dal nostro viaggio insieme, sperando non siate troppo affaticati, ecco le pagge del weekend in rigoroso ordine di prestazione.

Gigi – Voto 8
L’uomo che ormai ha messo il triathlon sul podio delle sue priorità, subito dopo la famiglia e gli slippini color carne, si presenta in riviera con un preciso obiettivo: conquistare la qualificazione ai mondiali di Triathlon in Slippino che si terranno nel 2015 a Ostia e saranno dedicati alla memoria di Franco Califano. Tuttavia una repentina modifica del regolamento che vieta, oltre alle solite sostanze dopanti, anche l’assunzione di prugne al Tungsteno, metti in crisi, il giorno prima della gara, la sua strategia alimentare. Gigi tuttavia non si perde d’animo e regala una frazione natatoria degna di un fuori bordo. Il prossimo tatuaggio porterà per certo la scritta Evinrude e temo che per balneare, quest’estate, dovrà almeno fare la patente entro le dodici miglia. In bici poi aggredisce strade a lui note come un naziskin a un concerto di Guccini. Sulla corsa subisce il ritorno della falica e l’inevitabile abbassamento del livello del Tungsteno, che gli fa perdere qualche minuto più del solito. Alla fine il tempo è comunque da qualifica, anche se purtroppo la giuria di gara ha ravvisato delle irregolarità nel suo slippino, secondo loro eccessivamente aerodinamico, e potrebbe non concedergli lo slot per Ostia. Nome di Battaglia: Er Mutanda.

Davidone – Voto 8
Da quando il bagnasciuga riminese l’ha visto sfrecciare nell’inimitabile body RiBelle, il suddetto capo è diventato il “must have” più ricercato da tutti gli aspiranti tronisti della Romagna. Fortunatamente le strette regole a protezione del marchio ne impediscono la diffusione su larga scala, così i tamarri da spiaggia, in sostituzione, stanno battendo tutti i negozi di maschere della regione in cerca di travestimenti da calabrone. La gara di Davidone inizia però la sera precedente con una preparazione della bici paragonabile a quella di una monoposto di formula uno. In particolare, ingenti scorte alimentari vengono diligentemente attaccate ad ogni lembo del suo mezzo, che alla fine sembra l’albero della cuccagna, e per ultimo viene fissato, ovviamente, il menù rilegato da cui ordinare. Nonostante sia uno dei migliori nuotatori RiBelli, la frazione in acque libere senza navigatore, per giunta fuori dalla cerchia dei navigli, non gli risulta molto congeniale. Nella prima transizione inoltre un accavallamento di comande in zona cambio gli farà perdere altri minuti preziosi. Recupera però sulla frazione ciclistica, dove il suo ferro da vigile della circonvallazione interna svernicia diversi mezzi da guerra cibernetica. In corsa tiene un passo regolare fino a quando due pezzi della sua infanzia, proprio su finale, non lo spronano ad arrivare in decisa e commossa progressione. Parliamo di It’s My Life di Bon Jovi e Fotomodelle un Po’ Povere di Gigi D’Alessio. Nome di Battaglia: Carlo Cracco.

SuperMario – Voto 7
Per preparare a fondo la gara, oltre ai soliti massacranti allenamenti, ha investito settimane per settare la nuova bici da crono con attenti test aerodinamici, tentando di simulare tutte le possibile condizioni eoliche del centro Italia, compresi gli scarichi dei motorini a due tempi. D’altronde l’esperienza in materia di SuperMario è ben nota e apprezzata, basti pensare che alla galleria del vento del Lingotto c’è una sala, sulle dinamiche dei gas, ai lui dedicata. L’avevano chiamata SuperMario Land, ma poi per evidenti problemi di licenze hanno dovuto ripregare su Vernazzopoli. Nella frazione a nuoto un occhiale specchiato anni ottanta lo rende una delle presenze più fotografate. Mentre durante la prova in biciletta raggiunge una postura così affusolata da insinuarsi nel percorso come una spada in un campo di granturco, tanto che, a fine prestazione, alcuni esperti della difesa, intervenuti in loco, verificano che la sua bici non sia stata arricchita di materiale stealth. Sulla corsa paga leggermente il carico di lavoro medioevale con cui ha gestito gli ultimi mesi, terminando la gara un po’ appesantito e giocandosi il piazzamento con un paio di signore al sesto mese. Nome di Battaglia: Excalibur

Vez – Voto 7,5
Dopo aver dichiarato in un’intervista alla prestigioso gazzettino di Caronno Pertusella, che il mezzo ironman di Arona è stata la seconda cosa più faticosa e pericolosa mai fatta in vita sua – sulla prima, in presenza della moglie, si è trincerato dietro un inspiegabile “no comment” – più che l’Ajeje poté il digiuno ed il Vez è tornato a vestire gli attillati panni RiBelli per una nuova sfida sulla temutissima triplice distanza. La sua preparazione tuttavia tradisce qualche incertezza, visto che, la frazione di nuoto per esempio, l’ha quasi esclusivamente preparata in doccia. Nonostante ciò, fasciato nella muta come un cadavere in una puntata di CSI, supera indenne i flutti della riviera romagnola. In zona cambio per recuperare le energie tenta di acquistare due biglietti Last Minutes per Tenerife, ma problemi di connessione annullano la transazione, così si butta a capofitto nella frazione ciclistica dove però la decisone di aver lasciato a casa il cestino della bici lo penalizza sui rifornimenti. In corsa, da sempre suo cavallo di battaglia, scala diverse posizioni terminando ampiamente prima che lo staff abbia finito di smontare il traguardo. Nome di Battaglia: A Spasso col Vez.

Infine vorrei ringraziare tutti i partecipanti alla trasferta e in particolare le nostre fantastiche ragazze, Paola, Chiara e Lella. Come sempre, senza di voi questa sarebbe stata solo una gara e invece si è straformata nella solita, indimenticabile avventura. Vedervi sul percorso e sentire le vostre voci vale più di qualsiasi integratore possa arrivare allo stomaco, più di qualsiasi prugna al tungsteno possa arrivare a sangue, più di qualsiasi allenamento possa arrivare alle gambe; è un energia che arriva direttamente al cuore. We never walk alone.

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