Archivi giornalieri: 8 ottobre 2014

Magut in Black

Prati verdi lastricati di bianche lapidi, come immensi tavoli da gioco in cui gli uomini feroci puntano vite proprie e altrui in un’assurda roulette. E dove l’erba non cresce ci pensano polvere e neve a ricoprire tutto di freddo anonimato. Ogni giorno qualcuno muore perché non ha il sangue giusto pompato nelle vene, il colore giusto dipinto sulla pelle, l’immagine giusta di Dio scolpita dentro al cuore. Diverso! E’ un suono che raggela, è la miccia di una bomba pronta ad esplodere, una sentenza che non lascia nessuno innocente. Questa parola andrebbe bandita dal vocabolario, si usa quasi esclusivamente per far del male. Quello lì è Diverso! Dichiara qualcuno arricciando il naso con sdegno. Sei cambiato, mi sembri Diverso. Ripete lei o lui che sta cercando le parole adatte per scaricarti. Adesso è Diverso. Balbetta l’amico che troppo facilmente ti aveva giurato eterna disponibilità. Che senso ha tutto questo!? Non si vive forse tutti, sotto un unico cielo? Per tutte le creature di Dio la diversità è sinonimo di varietà e quindi di fantasia, fascino, bellezza e armonia; solo gli esseri umani la temono come un’ ingannevole malattia. E generato dalla paura è l’odio, figlio cieco e disgraziato, che riposa nel cuore di ogni uomo in attesa di manifestarsi. Io ne ho sentito parlare, ma non l’ho mai provato direttamente; e non pensate che ciò sia dovuto al fatto che sono solo un campino di pallacanestro e non sono in grado di provare simili sentimenti, perché io so essere felice ed essere triste, so ridere e so perdere la pazienza, so aver paura e credo perfino di saper cosa sia l’amore ma non sono capace di odiare e il motivo è semplice: non me l’hanno mai insegnato. Chi viene da me si picchia, si innervosisce, si inkazza facilmente, ma mai si odia veramente, perché se è vero che “un giorno la guerra si inchinerà al suono di una chitarra”, l’odio già oggi si inginocchia al rimbombo di una pallone colorato. Però conosco bene una delle differenze che spesso si nutre di questo argomento, quella tra pelle bianca e pelle nera, anche se non capisco dove stia il problema, mi sembra una cosa naturale, giusta, scientifica. D’inverno arrivano tutti bianchi, d’estate si presentano tutti neri, o più o meno scuri poco cambia, la tonalità di fondo è la stessa. E’ un effetto del sole mi pare, anche se a me non è mai capitato, io grigio sono e grigio rimango. Uno che vedo solo d’estate e cui il sole deve piacere tantissimo, lo chiamano Themi, Gustav Themi, più o meno come lo sciatore, credo, solo che in un sorridente involucro d’ebano batte un puro cuore bergamasco, con inconfondibile cadenza magutta. Tiro a fionda e un’inspiegabile passione per il gancio cielo non ne anno mai fatto un terminale cestistico devastante, tanto che gli attribuisco probabilmente migliori doti tra neve e asticelle, come dimostra la militanza fra quelli con la piuma sul cappello, piuttosto che tra mattonelle e blocchi in movimento. “La sua mano non sembra essere stata fortificata da quelle dell’Onnipotente” e sull’asfalto di Via Madonnetta niente “scioni” e niente scarponi, ma tenuta di ordinanza anonima e avversa ai coordinati come da regolamento. Ultimamente sembra sparito, inghiottito da quella ragnatela di scelte che vorrebbero orientare la vita di ciascun essere umano, ma, la cosa non mi preoccupa, perché, se ricordo bene gliel’ho sentito ripetere più di una volta: “non ti preoccupare……di niente, perché ogni piccola cosa poi andrà bene. Non ti preoccupare…… di niente, perché ogni piccola cosa poi andrà bene……”

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