Il Gottu D’oro

Gli occhi sono cantastorie dell’anima, custodi inaffidabili dei segreti del cuore. Nei loro colori sono annegati sentimenti, sogni e ricordi più o meno lontani; intonano ciò che uno vede, ciò che ha visto e ciò che è destinato a vedere; traspirano gioia e tristezza, solitudine ed euforia, e quasi sempre si trascinano la malinconica felicità di chi ama. Quella è un’ombra che non perdono mai, perché uno sguardo innamorato è qualcosa che sopravvive anche agli anni che trascorrono e al corpo che lentamente cede alle ingiurie del tempo. Sono finestre sullo spirito di una persona e questo lui lo sapeva! E ne aveva paura! Tanto da non farsi mai vedere in giro senza i fedeli occhiali scuri indissolubilmente incastonati tra naso schiacciato ed orecchie discretamente a sventola. Perché c’è chi crede che per resistere in un mondo di cemento ed asfalto, bisogna essere più duri del primo e più ruvidi del secondo. Perché c’è chi crede che bastano un paio di lenti opache per scrutare il baratro di nascosto. Ma “se guardi troppo a lungo nell’abisso, anche l’abisso guarderà dritto dentro di te” e prima o poi troverà il modo di farti cadere. E un giorno Michele è caduto. Ma a me non interessa raccontarvi come e perché; la storia di un uomo non è scolpita negli sbagli che commette, ma è intarsiata nelle redenzione che riesce a trovare da essi. Così Michele, o Gottu, come amano chiamarlo gli amici, è risalito, perché la gravità per lui è sempre sembrata solo una favola scritta su libri di dubbia utilità. Chi ci ha giocato contro se ne ricorda soprattutto per le quote transoceaniche a cui accede per recuperare svolazzanti biglie a spicchi colorati, per poi chiudere quasi sempre con l’immancabile 45 gradi tabelonetuoamico da breve o media distanza. Chi ci ha giocato insieme invece lo rammenta per i no-look pass con cui rischia di contribuire all’estinzione di qualche specie di pennuto migratore. Non ha mai capito che non tutti sanno volare, per quanto osino farlo. Il suo regno è là però, oltre le nuvole, dove fluttua la fantasia, dove nasce la creatività che oggi lo sostiene anche fuori da questi cancelli. Il ragazzo che giocava a fare l’uomo, oggi è un uomo che gioca a fare il ragazzo. Qualche centimetro di pancia in più per qualche centimetro di elevazione in meno, anche se ciò non impedisce all’asfalto sotto le sue terrorizzate fanghe di trasformarsi in caucciù non appena sollecitato. La sua immaginazione non è più solo al servizio di coloro che tagliano in prossimità dell’anello, ma anche a supporto di chi che vorrebbe trasformare il proprio messaggio in parole, suoni ed immagini. Quando non è impegnato a fare il papà, viene a farmi visita, stesso pantaloncino, stessa taglio di capelli, stesso sorriso…….solo un particolare a immortalare la differenza, le lenti scure sono scomparse, estinte, volatilizzate, come le nubi di un temporale ormai soggiogato dalla comparsa di un sole rinato. Qualcuno penserà più che altro a una questione di stagione, di età, di diottrie, io credo invece sia un semplice fatto di luce: il futuro è più luminoso se lo guardi direttamente coi tuoi occhi. Il suo futuro è più luminoso ora che lui lo guarda direttamente con i suoi occhi.

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