Archivi giornalieri: 31 marzo 2016

Ritorno alla Terra delle Mezze

1517675_982807471789506_3383278460960381821_nLa principale differenza tra maratona e mezza maratona sta nel fatto che la prima è una distanza composta solamente da chilometri; bellissimi, stordenti, drammatici chilometri. Uno dopo l’altro, uno accanto all’altro, magari stiracchiati in miglia, non importa, comunque ne affronti uno alla volta, ne pensi uno alla volta, e speri che alla fine la somma dei tuoi pensieri ti porti in qualche modo in fondo a tagliare il traguardo, dove ti fermi e, per un istante che trascende il concetto stesso di spazio tempo, puoi smettere di pensare. La mezza maratona invece è una gara fatta di minuti e ogni minuto è vivo e batte di vita disarmante. Ogni minuto nasce, cresce e poi muore; minuti che si somigliano e minuti che non potrebbero essere più diversi; minuti che ridono, piangono, gioiscono, soffrono; alcuni sono eterni, altri invece volano, slalomeggiando tra un rimpianto e una soddisfazione, fino all’arrivo, dove il tempo si ferma e poi pian piano ritorna a scorrere in semplici ore, giorni, settimane. La maratona ti circonda come un abbraccio che può farti sentire teneramente amato, o soffocarti completamente, la mezza invece comunque ti colpisce e solo alla fine ti rendi conto se era veramente uno schiaffo oppure solamente una carezza data troppo forte. Santa Margherita e Milano, mare e città, vento che plana sulle onde e brezza che rimbalza tra i palazzi, ma la terra che spingi indietro pare sempre la stessa e le gambe, che stridono per modellare la gravità, non sembrano poter avere qualcuno in panchina, pronto a entrare per ridarti un po’ di fiato. Così, quando senti lo sparo la prima volta, guardi avanti, pensi che dopo una settimana dovrai correre ancora e quel pensiero ti frega, il pensare ti frega, perché la gara diventa subito fatta di chilometri, fatta di pensieri, e quando arrivi al ventunesimo chilometro, al ventunesimo pensiero, lei finisce e tu sei lì che non riesci a capire perché sono tutti fermi a sollazzarsi e non vanno più avanti. Così la seconda volta non ci ricaschi e lo sparo di un cannone in lontananza ti lancia in avanti, facendoti schiantare senza esitazione contro il primo minuto. Non esiste distanza, solo tempo, tempo che prima ti sembra troppo veloce, poi troppo lento, tempo che ti insegue e che poi devi rincorrere. Tempo che ti avvicina a un sogno e che ti porta poi lontano, dove i numeri si sovrappongono alle sensazioni, dove pensavi fosse amore, invece era un cronometro. Però chissenefrega! Se corri solo, solamente il tempo ti può accompagnare e sei soltanto una linea che unisce due punti; se invece le maglie RiBelli sono tante e si affiancano, s’intrecciano, si sfilano e poi s’incrociano di nuovo, diventiamo il disegno di qualcosa di più grande. E non importa se alla fine non sarà un capolavoro, noi non vendiamo dipinti, noi regaliamo semplicemente la libertà di sedersi a disegnare.

SuperMario – Voto 7

Il supereroe eternamente in guerra con i virus intestinali, salta l’appuntamento ligure per motivi familiari e si presenta alla mezza della Madonnina, svuotato come il conto corrente di un istituto di credito popolare. Quando dichiara che comunque avrebbe sgasato tutta la gara, Alfano convoca il consiglio di sicurezza e alza lo stato d’allerta di un paio di livelli. Supermario adotta però una tattica estremante efficace, sonnecchiando in mezzo al gruppo, in modalità stealth, nascosto dietro occhiali, cappellino e impermeabile, per poi calare l’asso vincente negli ultimi chilometri, dove lo spirito fedaino dei suoi avi, unito ad una sorprendente progressione, lo incorona Gran Visir de tucc i Ribel. Nome di Battaglia: Totò Schillaci.

Giuliacci – Voto 9,5

Il colonnello, lasciando a casa moglie con le acque praticamente rotte, tra l’altro nel giorno del di lei compleanno, per presentarsi alla partenza, diventa subito il punto di riferimento assoluto e l’esempio per tutti della corretta gestione delle tematiche familiari in situazione di gara o impegno RiBelle. Si dice che Cisco lo abbia già assunto come Life Coach – oltre ad avere contemporaneamente assoldato però una guardia del copro cintura nera di Ninjitsu e un artificiere. Così, caricato d’indomito spirito Ribelle, Giuliacci fa la gara quasi perfetta. Parte nelle retrovie, poi tallona i primi senza farsi scorgere, celando le imprecazioni in ligure stretto dietro un impeccabile accento brianzolo, e negli ultimi due chilometri mette in scena la fiera del sorpasso, sverniciando con un allungo di malcelata natura fedaina quasi tutti i Ribelli che gli capitano a tiro. Nome di Battaglia: Brambilla Fumagalli.

Cisco – Voto 6,5

Colui che ha fatto della detonazione uno stile di vita, tanto che ha deciso di trasferirsi a vivere definitivamente in una cava dove può comodamente deflagrare, i giorni in cui non si allena, un costone di roccia a caso per sentirsi così comunque soddisfatto, si presenta sulla linea di partenza della Stramilano pronto a combattere per le prime posizioni. Dopo cinque chilometri dallo sparo è il primo bianco in schiena ai keniani, dopo dieci chilometri invece appare un po’ più indietro, ma comunque rimane il più bianco anche tra altri concorrenti bianchi. Dopo quindici kilometri, sbianca a titolo definitivo, con vomitata annessa. Il resto della gara è per lui solo una passerella in cui lo sorpassano quasi tutti, tranne un gruppo di volontari che porta in giro un manipolo di grandi invalidi di guerra. Dopo la gara, per vendetta sul destino bastardo porco, libera una scarica venefica che impedirà il proliferare della vita organica, oltre che delle relazioni sociali, in Sempione per i prossimi quindicimila anni. Il Bar Bianco ha già fatto istanza di banca rotta. Nome di Battaglia: Fukushima.

Fil – Voto 5,5

L’uomo che sta alla classifica della Mezza di Santa Margherita, come Memo remigi sta all’hit list delle canzoni più scaricate da iTunes, gioca la carta della doppietta tentando di portare a casa due record personali in meno di sette giorni. Fervente discepolo del sopra citato Cisco il Detonatore sceglie la medesima tattica di gare per entrambe le competizioni. In Liguria è salvato al secondo passaggio sotto casa di Piersilvio che gli allunga di persona un paio di pillole del padre che lo fanno arrivare fino in fondo apparentemente incolume, mentre non ha scampo dentro la circonvallazione interna, dove uno stiramento in zona inguinale – oppure un effetto collaterale delle precedenti pillole di Silvio, non è chiaro – lo costringono al ritiro. Nome di Battaglia: Filobussato.

Cif – Voto 8

L’uomo il cui soprannome trasmette un senso di pulito esordisce sulla mezza distanza e contemporaneamente lancia un guanto di sfida e tutta la comunità RiBelle. L’altro guanto invece l’ha tenuto per terminare lo sgrassaggio dei sanitari di casa durante le vacanze di Pasqua. Cif comunque c’è. Parte al suo passo, non si lascia coinvolgere nelle schermaglie di alta classifica e termina la sua prova di esordio con una prestazione a dir poco cristallina, che lo prenota come possibile outsider per l’imminente staffetta. Nome di Battaglia: Freshman.

Frada – Voto 7,5

Il ritorno alla gare del Frada è salutato come il ritorno del figliol prodigo, come il ritorno dello Jedi, come il ritorno al futuro, come il ritorno a Cold Mountain – visto che a Brokeback Mountain non si può andare, che ci gira brutta gente; praticamente metà dei partecipanti alla gara è lì per lui, l’altra metà invece ha semplicemente sbagliato weekend e pensava ci fosse la sagra del pesce fritto, ingannata dalla presenza delle vasche già piene d’olio dissotterrate direttamente dall’edizione dell’anno precedente e lasciate lì a decantare. Non potendo deludere i suoi fan quindi, carica la fiaschetta di benzopirene dell’82 e si getta nella mischia con fare sornione ma passo incessante, portando a casa alla fine un’inaspettata prestazione ampiamente sotto le due ore. Nome di Battaglia: Fradiol.

Talenti – Voto 7

Il suo attaccamento alla maglia Ribelle è impareggiabile, soprattutto durante l’alta stagione di eventi e soprattutto all’altezza del medio ventre, così, anche in precarie condizioni di forma, decide di gettare il cuore oltre l’ostacolo e le gambe oltre la linea di partenza della Mezza delle Due Perle. La classe del Talenti però non è acqua, ma ha qualche gradazione in più, ed è sufficiente a supportare un’ottima prestazione che lo porta al traguardo entro il suo tempo obiettivo, che ovviamente è tarato sulla chiusura domenicale di Pinamonti. Nome di Battaglia: Russki Standard.

Ivan – Voto 7

L’ospite RiBelle da classifica si presenta a sgranchirsi le gambe sui talloni dei keniani con una divisa che arriva direttamente dal set del remake di Baywatch. Si dice in giro tra l’atro che lo vogliano scritturare per il sequel di un noto film degli anni novanta e che s’intitolerà “White Man Can’t Run.” Ivan così non si risparmia e parte così forte che se fosse stato su una Delorean sarebbe tornato indietro nel tempo, ritornando, tra l’altro, probabilmente agli anni in cui il suo outfit sarebbe stato di grande moda. Quando arriva alla fine, gli addetti non hanno neppure finito di montare il traguardo, così è costretto a fare tre giri di pista supplementari prima di poter terminare la sua prova, questo però gli costa il podio. Nome di Battaglia: Flusso Canalizzatore.

Paolina, Valeria e Satolla – Voto 6/7

Il terzetto della Stramilano non agonistica s’intrufola nella folla dei cinquantamila per portare comunque a voce alta il messaggio RiBelle alle masse ignoranti. Valeria, simbolo dello stile Inverunese del mondo, dichiara che va ad accompagnare un gruppo di pazienti, ora, non si sa se poi questi fossero malati veramente oppure no, ma conoscendo il passo medio di Valeria, sicuramente pazienti son stati pazienti. Satolla invece ruba il pettorale a un bambino e porta a termine la Stramilanina. Avendoci preso gusto è stata poi avvistata il pomeriggio al McDonalds di Piazza Wagner mentre scippava degli Happy Meals lasciati incustoditi. Paolina infine, nota amante delle notti brave, fa il dritto direttamente dalla sera prima, presentandosi alla partenza con tacco alto e biberon. Nome di Battaglia: Tre mende.

Silvia – Voto 8

Quando Hemingway scrisse “Per Chi Suona la Campana” sicuramente non pensava che il suo romanzo sarebbe stato così d’inspirazione per le generazioni a venire. Invece Silvia, grande fan però esclusivamente della letteratura impegnata – considerate che dice di non aver mai letto “Cinquanta Sfumature di Grigio” perché “tanto a ritinteggiare ci pensa il Colonnello” – prende spunto e si presenta sui bastioni armata di campanacci per festeggiare il passaggio del plotone RiBelle. Dove abbia trovate le campane però non ci è dato sapere, solamente, e credo sia una pura coincidenza, l’eco di Rovigo segnala il giorno precedente un maxi tamponamento causato da cinque mucche allo sbando sulla super strada. Nome di Battaglia: Greenpeace.

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