Archivio mensile:settembre 2016

Season 2016 Week 46

Settimana quaranta e poi non importa più qui a Err’s kitchen, la cucina di coach Err, dove è semplicemente giunto in giorno con la “gio” maiuscola, altro da dire, come diceva Forrest Gump, non ho, su questo argomento.

Lunedì: H2O

Nuotata ispirazionale.

Riscaldamento: 400m

Allenamento: 200m remate – 8x50m sl con pb e palette spingendo un po’ rec 15″ – 200m gambe (25m veloce + 25m lento) – 4x100m sl pb freq alta rec 20″ – 400m facile nuot bene

Defaticamento: non necessario

Martedì: Bike

Unico obiettivo, smuovere le gambe.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 60′ a digiuno

Mercoledì: Riposo

Aereo e si parte.

Giovedì: Bike

Mini ricognizione del percorso e soprattutto controllo che gli addetti ai bagagli non abbiano fatto qualche casino.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 1h e 30’ facile

Venerdì: H2O

Più che una nuotata, un saluto all’acqua.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 20’ facile

Sabato: Ironman Maiorca

Niente da aggiungere al titolo.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: Ironman Triathlon

Domenica: Riposo

Bara sulla spiaggia.

Dear Legs

basketball-net-kayla-nicoleCare Gambe

Sono quello che vive al piano di sopra. È una vita che ci frequentiamo, ma ed essere sincero non so quanto ci conosciamo veramente. La prima volta che mi sono accorto di voi ero lungo disteso sul pavimento e mi chiedevo a cosa servissero quelle due squinternate protuberanze che mi portavo dietro. Poi ho trovato il primo goffo utilizzo, anche se, a gattonare, ho pensato sarebbero bastate, anzi sarebbero state pure meglio, due rotelle come quelle del camion dei pompieri che mi piaceva tanto. Invece un giorno ho guardato in alto e ho immaginato che si potesse vedere tutto un altro mondo da lassù, così mi sono alzato in piedi e voi mi avete sostenuto. La cosa doveva essere una novità per tutti e tre, perché vi ergevate tremolanti ed io traballavo all’unisono con voi; quello sbi-lanciamento tuttavia ho capito che poteva tramutarsi in movimento e per non cadere ho imparato che la scelta giusta è solo una: avanzare, andare comunque avanti, una lezione che negli anni pur-troppo devo aver dimenticato. Prima a ritmo veloce, perché in sostanza siamo nati più per correre che per marciare, poi controllando il ciondolare del mio peso fino all’obiettivo di riuscire a stare immobile, che quando ce l’ho fatta, ho anche pensato: cazzo serve? E sono ripartito. Da lì non mi sono più fermato. Vi ho chiesto di aiutarmi a fare le cose più disparate, e forse disperate, come saltare, scattare, scivolare, sforzi brevi ma intensi e so che vi chiedevate cosa mai ci provavo a tirare una palla dentro un anello di metallo, ma credetemi quando il pallone ruota e il cotone trema, anche tu tremi insieme a lui. Sono invecchiato, e voi pure, così, non a caso, abbiamo deciso insieme di cambiare strada. Io ho riposto canotta e biglia di pelle nell’armadio dei ricordi, voi ginocchiere e fanghe medio alte. Ci siamo guardati in giro e ci siamo fermati a scrutare un sentiero tortuoso che bucava l’orizzonte. Mi ha conquistato e vi ho chiesto di seguirmi. Verrazzano, Manhattan, passando per Paraggi, Sempione, Portofino e Monte Stella. La strada andava avanti ed io volevo andare ancore più in là, mentre voi cominciavate un po’ a sbuffare. Però non mi avete mai abbandonato, al massimo solo qualche litigio e qualche incomprensione, finita in un lampo, o in un crampo, fa niente, tutto è stato subito dimenticato. Per darvi tregua tuttavia vi ho presentato la bici, con lei starete più al sicuro, vi dicevo, ma presto avete capito che un poco mentivo. Non mi avete odiato però, anzi avete sopportato, anche quando ho cominciato a lasciarvi a mollo in posizione orizzontale per un sacco di minuti per poi richiamarvi improvvisamente a rapporto non appena toccata terra. Solo che la cosa c’è sfuggita un po’ di mano, quando i minuti a mollo sono diventati ore e la chiamata alle armi non presagiva più una singola battaglia da combattere ma un’intera guerra a cui sopravvivere. Lo so, forse ho esagerato, ma tornando indietro, davvero vi sareste accontentate di riuscire a stare solamente dritti in piedi? Davvero sarebbe bastato quel grande piccolo traguardo? Sia io che voi conosciamo la risposta, ma ora il quesito è semplicemente un altro; sabato ci troveremo ad affrontare la peggiore sfacchinata della nostra breve vita, un uomo di ferro così, ad oggi, non lo abbiamo mai incontrato. Io non posso più tirarmi indietro e, anche se potessi, credo proprio non lo farei, in più non posso neppure promettervi che sarà finita lì, che dopo non mi verrà in mente qualche altra folle idea, allora ora vi domando, anzi vi imploro: sarete con me? Sarete salde sotto di me e non mollerete fino al tappeto rosso a costo di passare le settimane successive a farmi pagare il conto? So che non potete rispondermi ora, però pensateci. Non è tanto per dare uno scopo a tutti i sacrifici che abbiamo già fatto, non è per la soddisfazione di arrivare alla fine, né per l’orgoglio di farci chiamare ancora una volta Ironman, lo facciamo perché in fondo ci manca. Sì, ci manca: la palla che gira, il parquet che stride, l’anello che vibra, il cotone, farlo tremare e sentire come se anche noi, ancora una volta, tremassimo insieme a lui.

Vostro amico di pena.

Viga

We, Rebels

lambs-become-lionsLa RiBellione, in fondo, è insita nella natura umana. È uno dei suoi cardini più forti e anche una delle sue più profonde crepe. Strumento di sconfinata creazione e indicibile distruzione, possiamo combatterla o possiamo accettatala, oppure, ancora meglio, possiamo usarla, plasmarla per superare i nostri limiti, abbattere muri, erigere torri che sfondino la noiosa gravità e tracciare sentieri là dove prima c’era solo un orizzonte e la curiosità di scoprire di più. Ogni bracciata che faccio, vedo un gesto di RiBellione, ogni respiro che strappo al mare, penso a un gesto di RiBellione. Non ho la fortuna e il talento di saper danzare con i flutti, così mi accontento d’inscenare un goffo girotondo, dove mi muovo, mi muovo, continuo a muovermi e, alla fine, non mi sono poi spostato più di tanto. Non avevo mai partecipato a una gara solamente di nuoto. La sensazione è strana. Mentre cerco di individuare la prossima boa, non ragiono su dove ho lasciato la bici, sul percorso, le salite, il caldo che inesorabile mi verrà a cercare non appena avrò inforcato le fanghe da corsa. Mi godo l’acqua e la sua carezza avvolgente che mi solletica la pelle, sempre in bilico tra il sostenermi con entusiasmo e lo stritolarmi delicatamente. Anche le persone appaiono meno agitate. Forse gli scalmanati sono tutti già troppo avanti per poterli vedere o forse semplicemente si nuota con molti meno pensieri, così mi viene in mente che probabilmente nelle competizioni della triplice a urtarti continuamente sono anche le riflessioni preoccupate delle persone. A scrutare la riva tra la schiuma delle onde compare sempre un mondo completamente nuovo, vedi cose che non avevi mai notato prima, anche se quello scorcio lo avrai guardato più di mille volte: le tegole di un tetto che si fanno solitaria compagnia, un albero che scruta con astio il resto della foresta, una crepa che disegna sul terrapieno un’espressione divertita di fame inconsolabile. Poi tutto finisce, e resti spesato. Perché nessuno si precipita in prima transizione, nessuno si divincola come un animale per togliere la muta, si resta lì, a chiacchierare, a godersi gli ultimi raggi di sole sulla pelle, regalo di un’estate che, come dice la canzone, vorresti non finisse mai. Quando la notte apre a chiude gli occhi sul mondo tuttavia, ecco che sulla strada ricompare l’uomo di ferro, o forse è solo la luce del mattino che proietta qualcosa di simile alla sua ombra, non lo so più, ho paura anche solo a guardare in quella direzione, nonostante ormai senta il suo metallico odore così maledettamente vicino. Forte dei Marmi, me ne regala però un assaggio. L’acqua è calda; ci fanno usare la muta perché poco fuori dalla spiaggia c’è una fascia di meduse che tiene d’assedio gli altri bagnanti. Gli altri, non noi. Noi invece partiamo e sfondiamo. Ne schivo diverse e ne colpisco altrettante, un paio secondo me vanno anche knockout senza possibilità di rialzarsi; una però si insinua coraggiosa nel ritmo della bracciata e mi accarezza il collo, brucia come la lama di un coltello, un’altra la segue a ruota e mi sfiora il mento. L’accenno di barba però limita i danni. Stringo i denti e continuo a fa ruotar le braccia fino a quando il bruciore torna a confondersi con la ricerca altalenate di ossigeno da inghiottire. S’inverte la rotta e sulla strada del ritorno deve essersi diffusa la notizia che un gruppo di pazzi sta prendendo a schiaffi tutto quello che incontra, perché le sagome di gelatina si sono diradate come manifestanti di fronte ad una carica con gli idranti della polizia. Quando riguadagno la riva, so che probabilmente il peggio è passato. T1 e via in bici. La frazione ciclistica delle gare con scia è sempre una faticosa scarrozzata. Ti fai trasportare in scioltezza, ma restare agganciato a un gruppo e soprattutto decidere se attaccare e mettersi in proprio è una continua sofferenza. Nel primo giro aggredisco la salita. La gamba sembra esserci e la gravità osserva silenziosa. Scollino agile. In discesa prendo un rischio di troppo sulla prima curva. L’uomo di ferro mi guarda con un ghigno e decido di evitare di azzardare ulteriormente. Poi parte un dedalo di cambi di direzione, qualche rettilineo a far da balia a un gruppo d’indecisi e si ricomincia col secondo giro. Questa volta la salita son costretto a rispettarla. La gravità si sveglia improvvisa e mi ricaccia indietro. Scollino di pure mandibole. Discesa ancora più timorosa, labirinto di rotonde e sottopassaggi e via di nuovo con i soliti indecisi verso la zona cambio. T2 e si parte a correre. Inizio piano e aspetto i consueti crampi. Non arrivano e quasi ci resto male. Subentra il caldo però. I ristori non sono messi in modo molto saggio, così ogni volta che ci arrivo più che d’acqua avrei bisogno di limonare un iceberg. Secondo giro provo ad aumentare un poco l’andatura, ma non c’è verso. Se alzo lo sguardo vedo sempre la sagoma dell’uomo di ferro che se la ride. Io invece mi diverto meno. Ultimo giro tento di allungare la falcata. Le gambe stranamente collaborano ma il messaggio è cristallino: ti concediamo ancora qualche minuto poi si serra l’attività. Supero il traguardo, mi fermo e faccio di tutto per non pensarci. Non lo fare, non pensare che tra due settimane devi inghiottire questa cosa più di quattro volte. Troppo tardi. L’uomo di ferro è lì, di fianco a me e mi guarda per l’ultima volta; non ride più però, anzi mi fa un cenno di saluto e se ne va. Forse, dopo tutto, non era qui per farmi paura, non era qui per farmi venire dei dubbi, voleva solo ricordarmi che lui c’è, c’è sempre, che è in ogni cosa e che non c’è un prima o un dopo, ma che, se scegli questa vita, c’è solo un durante. Ricevuto amico. Ad Maiorca.
Adesso, mica che pensiate che mi sia dimenticato, arrivano le intramontabili pagelle.

Fil – Voto 7,5

Nonostante l’infortunio muscolare che lo attanaglia e che gli impedisce di inseguire altri traguardi….anzi no, traghetti, tanto che Fil nell’ultimo mese ha dovuto rinunciare a tutte le escursioni organizzate già prenotate, come il pellegrinaggio via mare a Castello del Cavaliere dove, una volta l’anno, viene concessa ai devoti questuanti l’assoluzione dai tutti i peccati fiscali, sulla gara singola di nuoto invece non può esimersi dallo schierarsi. Unico concorrente con la muta, a parte un ultra centenario rimasto invalido di una gamba e un braccio durante il primo conflitto bellico mondiale, si distingue per una prestazione sopra le righe, che lo incorona tra i grandi della baia dopo Piersilvio e Walter Nudo. Quando gli altri RiBelli guadagnano anche loro la riva, lui è già al banco di Fior di Ponti che ordina farinata e focaccia al formaggio. Nome di battaglia: Nemo Remigi.

SuperMario – Voto 6,5

Arriva alla gara, direttamente via mare, vestito come un lottatore di wrestling filippino che ha tentato la fuga col gommone. A Paraggi però Supermario è più importante del noto Cristo, che adesso è a San Fruttuoso, ma non tutti sanno che una volta si trovava proprio a Paraggi appunto. Una replica della sua divisa sarà quindi l’articolo più venduto nelle settimane successive da tutti i Maruechi del litorale, dal Tigulio giù fino alla Versilia. Parte a nuotare così forte che la capitaneria lo affianca e vuole fargli la muta. Quando però gli fa vedere i documenti e legge che si chiama Vernazza, lo lascia andare e va a perseguire invece due bambini in canotto rei di aver svoltato verso Portofino senza mettere la freccia. La sosta forzata tuttavia gli costerà il primato RiBelle e con esso i punti necessari ad agganciare la vetta. Nome di Battaglia: Filippino Magnini.

Davidone – Voto 8

La sua ricomparsa in una competizione dopo la rottura della clavicola è già considerata come il ritorno più rapido all’attività agonistica dai tempi dei Cavalieri dello Zodiaco. Davidone si presenta quindi al Forte pronto a dar battaglia. Frazione nuoto come sempre si pone in modalità batiscafo e stermina un tale numero di meduse che il WWF lo inserisce subito tra le peggiori minacce alla fauna marina attualmente in circolazione dopo una coppia di baleniere giapponesi, giudicate però meno cruente. In bici parte forte ma poi una foratura ne pregiudica la gara, visto soprattutto che la sua chiamata all’ACI, dove richiede assistenza immediata e bicicletta sostitutiva, non viene presa in carico. Costretto a cambiare la ruota da solo, cosa che non faceva dai tempi della sostruzione delle pile del Gameboy, termina la frazione nelle retrovie da cui riesce a recupere solo parzialmente durante la corsa. Questa settimana intanto il consiglio di amministrazione dell’ACI è stato rimosso. Nome di Battaglia: Achab.

Season 2016 Week 45

Settimana quattro cinque qui a Err’s kitchen, la cucina di coach Err, dove si guarda il mondo alla rovescia e si fanno i conti.

Lunedì: Riposo

Bara e contro bara.

Martedì: H2O

In Corso Magenta all’ora di punta ho visto scarichi più facili.

Riscaldamento: 400m

Allenamento: 300m pull respir ogni 3-5-7 (cambio ogni 25m) – 6x50m (25m ga sl forte – 25m sl normale) rec 15″ – 200m sl pull (50m pugni chiusi – 50m mano aperta) – 7x100m (3 sl in progr 1-3, 1 misto, 3 sl in regressione 1-3) rec 15″- 400m sl pb e palette max ampiezza – 6x50m sl pull max frequenza rec 10″

Defaticamento: 100m

Mercoledì: Run

Sgambatella in Sempione.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 60′ a digiuno

Giovedì: Bike

Ohh, questo si che è scarico.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 45’ facili

Venerdì: H2O

Come non detto.

Riscaldamento: 300m

Allenamento: 300m sl (25m testa fuori – 75m normale) – 6x100m sl pb respir ogni 5 rec 15″ – 3x(8x25m sl forte rec 20″ – 400m sl ritmo medio rec 1′)

Defaticamento: 200m

Sabato: Combo Bike e Run

Combo coi freni tirati.

Bike prevede:

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 2h di cui 50′ di riscald, poi fai 4×1′ con rapporto massimo stando seduto rec 3′ facile e a seguire 2×10′ a crono (ritmo medio)

Run prevede:

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 40’ facile

Domenica: Bike

Ultima uscita degna di tale nome prima del D-Day.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 2h e 30’ facile

Season 2016 Week 44

Settimana quattro quattro qui a Err’s kitchen, la cucina di coach Err, dove è il momento di tirare le somme, sperando che le somme non siano troppo restie e farsi tirare.

Lunedì: Doppio H2O e Bike

Doppietta per cominciare l’ultima settimana di semi carico.

H2O prevede:

Riscaldamento: 300m

Allenamento: 8x50m sl pub alterna 50m max frequenza e 50m normale rec 15″ – 400m sl (25m veloce -75m lento) – 8x50m sl pb 1 max spinta e 1 normale rec 15″ – 400m sl (75m lento – 25m veloce) – 8x50m sl completo 1 veloce e 1 lento rec 15″ – 400m sl ritmo medio a velocità costante

Defaticamento: 200m

Bike prevede:

Riscaldamento: 10’

Allenamento: 5′ in progressione – 5x(1′ max rapporto fuori sella – 1′ molto agile – 2′ normale – 20″ scatto all out – 1’40” facile)

Defaticamento: 5’

Martedì: Run

Sto semiscarico non mi sembra così semi.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 20′ lento – 10′ in progressione – 4x(2′ a ritmo gara 10k + 3′ ritmo gara Ironman ipotetico) – 10′ facile

Mercoledì: H2O

Bagnetto pre aereo.

Riscaldamento: 300m

Allenamento: 200m ga – 200m remate/completo – 6x50m sl con 1 braccio rec 15″ – 300 pb nuot bene – 2x(300 sl pb a buon ritmo – 200m sl completo respir ogni 5 bracciate – 2x50m sl forte rec 30″)

Defaticamento: 100m

Giovedì: Run

Se quando hai finito di correa al mattino incontri gente che sta iniziando, sei sulla buona strada.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 60′ a digiuno

Venerdì: Bike

Rullata pre gara.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 30’ facili

Sabato: Triathlon Olimpico Forte dei Marmi

Ultima sgasata per Maiorca uguale andare a tutta senza farsi male.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: Triathlon Olimpico

Domenica: Bike

Uscita di pura fede.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 3h e 30’ con salite

Season 2016 Week 43

Settimana quarantatré qui a Err’s kitchen, la cucina di coach Err, dove è il momento in cui quel che è fatto è fatto e soprattutto speriamo che si sia fatto di roba buona.

Lunedì: Riposo

Gionata iperbarica.

Martedì: Run

Sgasate in compagnia prima che il sole sorga.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 60′ facili con 4×2′ forte rec 1

Mercoledì: Doppio H2O e Bike

Doppietta con ritorno alle romantiche serata al limone.

H2O prevede:

Riscaldamento: 300m

Allenamento: 200m gambe senza tavola – 6x50m sl con 1 braccio (25m per br) rec 15″ – 200m pb nuoto bene – 2x(4x100m sl nuot bene rec 30″ – 4x25m sl 1 testa fuori e 1 normale rec 20″)

Defaticamento: 100m

Bike prevede:

Riscaldamento: 15’

Allenamento: 6x (2′ a rapporto max di cui 30″ in piedi e 1’30” seduto – 3′ facili a rpm alta)

Defaticamento: 10’

Giovedì: Run

Zitto e corri, zitto e corri.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 60′ con 6×20″ veloce e corsi bene

Venerdì: H2O

Allenamento di tecnica che è sempre fisicamente ubriacante, nel senso che si beve un casino.

Riscaldamento: 300m

Allenamento: 300m gambe molto facile – 4x25m sl testa fuori rec 30″ – 4x150m sl con pb in progressione rec 40″ – 200m gambe facile – 4x25m sl forte rec 30″ – 2x300m sl pb costanti rec 1′

Defaticamento: 200m

Sabato: Bike

Simulazione bici gara uguale giornata polverizzata.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 5h con salite

Domenica: Run

Due orette di corsa, così tanto per segare quel che resta delle gambe.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 1h e 50’