Milanesi da Correre

IMG-20170319-WA0010A Milano c’è tanta gente che ama correre, e questa non è una novità. A Milano però c’è anche tanta gente che ama correre, ma, per una volta, non per andare per forza da qualche parte, non per inseguire l’ennesimo appuntamento, o meeting, o incontro con l’effimero ceppo dorato che tutti noi desideriamo così ardentemente metterci al collo. È un fiume colorato di gente che si crea e scorre incontenibile attraverso le maglie di quella fitta rete, fatta di scadenze, bollette, budget e titoli altisonanti che ci tiene ormai legati tutti, come una ragnatela dove i ragni si sono da tempo estinti e sono rimasti solamente inconsapevoli insetti prigionieri. La verità è che siamo diventati predatori di noi stessi. Sulle sponde, si scrutano due gare così vicine e allo stesso tempo così distanti. Il Trofeo Sempione è una garetta d’altri tempi. Piccola nella distanza e nei numeri, nelle aspettative e nelle pretese, eppure riesce a sfiorarti dentro. Forse perché con dieci chilometri parti subito col cuore in gola, forse perché corri in casa e anche se non ti perdi nelle novità del percorso, ogni passo ritrova la pace di orme famigliari. O forse bastano cose ancora più semplici, come rapidità e cortesia al ritiro pettorali, due giri tremanti dentro un tempio dell’atletica leggera, oppure ancora di più una distesa di fette di pane tostato e marmellata pennellate una ad una ad aspettarti dopo la linea di arrivo, che ti chiedi quanta pazienza e passione abbiano mai richiesto per metterle tutte in fila. Non so dirlo con certezza, fatto sta che quando finisci ti viene semplicemente voglia di corsa, pura e semplice, che sia solo qualche sgambata per stare bene con se stessi, oppure inseguire una qualche forma di follia agonistica, ti viene voglia di allacciarti le scarpe per provarci. Da lontano la Stramilano osserva tutto questo. Gara storica, mitica, complessa e irrinunciabile. Lasciamo stare la dieci chilometri. Ormai è solo una passeggiata, anche se alcuni ancora non se ne capacitano, ma illudersi di correrla è come immaginare di camminare sotto la pioggia senza bagnarsi. Ci si può coprire, ma non si possono schivare le gocce. Parliamo della Mezza Maratona invece, anche se, prima di tutto, non la chiamerei più mezza maratona ma gara di circa 22 km, visto che la distanza è stata evidentemente misurata col conta passi. Il percorso, soprattutto per un Milanese, è sempre delicato, veloce e scorrevole, poche curve, lunghi e famigliari rettilinei, dove prendere ritmo e flirtare coi propri limiti. Quest’anno più grida d’incitamento che nervose strombazzate, piccola prova che forse, anche se il destino della civiltà è ormai segnato, si può trovare in giro qualche sacca di cortesia dove invecchiare senza venire soffocati. L’organizzazione è la solita confusione disinteressata di chi, ormai abituato all’assenza di concorrenza diretta, predispone una distratta celebrazione dello sport; gabbie di partenza date a caso, ritiro pettorali stile africa nera, ristoro finale polverizzato dai cinquantamila che evidentemente vedono la loro cammi-nata come andare ad un banchetto e non, invece, come puntare ad un traguardo. Piccole cose ma, in un mondo dove vittoria e sconfitta sono separate da un centimetro o da un secondo, fanno la differenza, perché, si sa, il Dio dello Sport si nasconde nei dettagli.
Finito l’angolo del censore, adesso, come sempre, si spagella.

Leo – Voto 7

L’attuale dominatore della classifica RiBelle disdegna la dieci chilometri del Sempione per acchiappare il podio alla prestigiosa Scarpetta d’Oro di Vigevano, gara che unisce il talento del podista a quello del rastrellatore di sugo per la pasta. Alla Stramilano si presenta invece lievemente acciaccato, anche se il sospetto che la fisioterapista, notoriamente a libro paga Mazzotta, gli abbia consigliato proditoriamente di non forzare, è più che fondato. Corre così ad andatura di crociera da tapascio della domenica, tanto che comincia a sudare solo verso il diciassettesimo chilometro, quando il Mazzotta, che lo segue come un’ombra, gli confessa di aver iniziato una dieta a base di legumi. Nome di battaglia: Chaperon.

Fil – Voto 7,5

Dopo mesi di metodica preparazione e tabelle di allenamento direttamente contrabbandate dal programma della Nasa che mira a spedire il primo uomo su Marte, con imbarcazione a remi, Filippo si presenta all’appuntamento col personale, tirato a lucido come un Mottarello sul set di un film porno. I giorni precedenti alla gara traboccano di pretattica, tanto che il Mazzotta lancia appelli disperati per trovare una lepre, richiamo che non viene raccolto da nessun podista, ma dai cacciatori della Bergamasca che sterminano tutti i mammiferi con le orecchie lunghe della Lombardia mettendo a repentaglio la sopravvivenza della specie nell’intero Nord Italia. In gara s’incolla così alla “svernicia” di Leo, fino al traguardo, dove passa facendo registrare esattamente lo stresso tempo al centesimo di secondo e facendo quindi sospettare che sia arrivato semplicemente in spalla. Nome di Battaglia: Buffalo Fil.

SuperMario – Voto 7/8

Il RiBelle col differenziale più efficiente tra culo e terreno, tanto che per la sua falcata inconfondibile SuperMario nell’ambiente è soprannominato il Pellegrino, accetta la sfida della Stramilano per stampare un tempo sul cronometro che vira deciso verso l’equatore. Prima però si scalda al Trofeo Sempione dove, correndo sotto lo pseudonimo di una mitologica divinità filippina, nota come Odul, vince la classifica non competitiva e dà vita a un nuova leggenda metropolitana destinata a perdurare in eterno tra i cespugli del parco. La sua strategia di gara per la mezza invece prevede di incollarsi ai palloncini del pacemaker dell’ora e trenta per poi fulminarli sul rettilineo di arrivo in uno scoppio di giubilo. Purtroppo il fulmine arriva un po’ prima del previsto, così è costretto a rimandare l’appuntamento col destino e limitarsi al solito con l’intestino. Nome di Battaglia: Loki.

Giuliacci – Voto 7,5

Il colonello dell’aeronautica che tutte le forze armate del mondo ci inviano per la sua capacità di capire, adattarsi e addirittura influire positivamente sulle condizioni atmosferiche avverse – basta pensare quando apre la finestra del bagno che ha appena usato – viene a correre la Stramilano per confermare il suo classico 1 e 35. L’1 e 35 del colonnello è più certo della morte, delle tasse e dei grammi di riso nella fondina che il Davidone ordina a pranzo al ristorante. E alla fine riesce ancora una volta a raggiungere l’obiettivo e a confermare la sua naturale regolarità, anche se i vili organizzatori allungano il percorso di circa quattrocento metri per farlo sbagliare; invece il Colonnello c’è, tara la falcata e stampa il suo tempo a referto con la precisione di un monaco benedettino. Nome di Battaglia: Bifidus.

Cif – Voto 7

Il RiBelle che non ha paura di niente, neppure delle incrostazioni più difficili, torna alla competizioni dopo una latitanza degna dei più sfuggenti boss della Mala. Ragazzo abituato ai pascoli e ai grandi spazi aperti di Inveruno City soffre un po’ il caotico percorso cittadino, tuttavia riesce a sfoggiare una prestazione di livello. Parte nel gruppo di testa sulle caviglie dei Keniani in pieno stile RiBelle poi il fatto che in piazza della Repubblica scambi il mega poster di Belen per l’Assunzione della Beata Vergine gli consiglia di ritarare il passo. Arriva comunque in tempi più che dignitosi, pronto per nuove battaglie per un mondo più pulito. Nome di Battaglia: Mastro Cif

Frada – Voto 6,5

Ritornato a una forma atletica per cui non gli chiedono più a che mese è, il Frada decide di fare doppietta di gare ed con essa incetta di punti RiBelli. Parte dal Trofeo Sempione dove tenta il colpaccio del secondo posto dietro all’irraggiungibile Supermario, ma rimane imbottigliato nelle retrovie, dove, privo di sciabola, deve arrendersi a chi il parco non lo frequenta ancora con borsa frigo e passeggino. Alla Stramilano invece parte umile ma col chiaro obiettivo di risalire la corrente. La cosa funziona nei primi dieci chilometri, poi la temperatura che supera i venti gradi, unita alla doppia termica e lupetto che indossa, gli crea dei problemi di disidratazione, con conseguenti crampi e ricerca di un open bar che però non sembra essere disponibile. Arriva così in fondo, stringendo i denti, ma oltre il muro delle due ore, quando sua moglie ha già contattato disperata C’È Posta per Te per andare a ritrovarlo. Nome di Battaglia: Cramper.

Cisco – Voto 6

Dopo la prestazione alla Stramilano dell’anno scorso, gli organizzatori hanno messo una targa commemorativa sulla scala di metallo che si utilizza per abbandonare la zona di gara con scritto semplicemente “Sempionshima, per non dimenticare….”ma, ciò nonostante, Cisco quest’anno non riesce a presentarsi alla partenza, causa uno degli avvenimenti più importanti, per non dire fondamentali, che tocca la vita di un uomo sposato, al pari del matrimonio e della nascita del tuo primo genito; sto parlando della Laurea infrasettimanale della sorella di tua moglie, evento che, si sa, non lascia spazio di trattativa o mediazione. Ale deve così accontentarsi di racimolare punti solo al Trofeo Sempione, dove però per autopunirsi decide ci correre più di venti chilometri in solitaria prima della partenza, distanza che leggermente influisce sulla sua capacità di sprintare durante la gara. Arriverà quindi in fondo in stato confusionale con, in mano, un mazzo di rose, già pronto a festeggiare la proclamazione. Nome di Battaglia: Tafazzi.

Giampi – Voto 7

Sorprendendo un po’ l’intero popolo Ribelle, per non parlare degli addetti ai lavori, che, infatti, lasciano incustoditi i loro cantieri, provocando parecchi disagi, per venire a vedere se è vero, torna alle competizioni il RiBelle che quando afferma “è giunta l’ora di darci un taglio” di solito fa primo assoluto. Senza allineamento, senza pettorale e, probabilmente senza aver avvertito la moglie, si presenta così in una gabbia di partenza della Stramilano, pronto a irridere quei podisti che credono ancora alla favoletta che più ti alleni più corri forte. Giampi è meno preparato di un Grillino in parlamento, eppure regala una prestazione più che dignitosa, macchiata solo dal fatto che alla fine entra all’Arena Civica da una porta di servizio, affermando di essere l’amministratore dello stabile, cosa che tra l’atro potrebbe pure essere vera. Nome di Battaglia: Parmareggio.

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