Archivio mensile:aprile 2017

Maratoneggiando

17630111_10155398553836789_1588406750403741492_nQuando penso alla Maratona, sono pervaso da un seducente senso di terrore. È una paura che mi chiama, un timore che mi sussurra parole inebrianti, sono fermo sulle scale che vanno alla cantina dove sento dei rumori all’inizio di un film horror e mi viene voglia di scendere. La formula della staffetta invece è solo un gioco, un passatempo, una commedia spensierata; inizi a soffrire che il tuo compito è già finito, cominci a intagliare pensieri strampalati che hai già qualcuno cui rivolgere parole con un poco più di senso; quando parti a lanciare lo sguardo disperatamente in avanti, è già tempo di immaginare oltre. I passi fatti poi sono veloci, rapidi, non affondano in orme pesanti, destinate a segnare una strada di ricordi, eppure ci sono due immagini che mi sono rimaste come incastrate dentro. Sono due attimi cosi opposti che forse possono contenere tra i loro estremi l’intera giornata, tutto quello che c’è stato tra una sveglia che si attiva sempre troppo presto e una notte che tarda ogni giorno di più ad arrivare. Il primo segna il solco di tutto quello che c’è stato e ci deve essere, l’altro erige la barriera che lascia alle intemperie tutto quello che invece manca e non si riesce a coltivare. Sulla cima della pochezza, vicino a una catasta di mattoni fiammanti, sta seduto un giudice di gara che mi apostrofa severamente perché il mio pettorale, attaccato in vita alla consuetudine della triplice, non si vede bene. Ho una maglia di una Onlus, corro come un ippopotamo su un ponte tibetano e la cosa più intelligente che ti viene da dirmi in quel momento è un urlaccio minaccioso? Lo so, è una cosa da niente e non dura il tempo di arrivare al respiro successivo, eppure racchiude tutta quella mentalità arcaica e dogmatica che rischia di continuare a relegare l’atletica nello sgabuzzino del castello dello sport, dove si combattono invece sfide epiche, dove le emozioni sono sì enormi, ma anche timide e delicate, e dove le regole non sono leggi, ma norme che servono a governare decolli e atterraggi e non a obbligare ottusamente a rimanere a terra. Per fortuna a qualche chilometro di distanza il suolo germoglia e mentre sto barcollando verso casa, dove la corsa è ormai già passata e ha lasciato a terra solo un’infinita desolazione di bottiglie e bicchieri, un gruppetto di volontari, già al lavoro per ripulire, mi saluta, mi regala dell’acqua e mi fa sorridenti complimenti, che sono lontani dall’essere meritati, per carità, eppure il mondo sarebbe un posto migliore se si facesse qualche critica in meno e qualche complimento in più, perché no, senza malizia ma anche un po’ dato a caso. Per il resto, solita giornata d’asfalto ruvido e sudore di pasta frolla, solita giornata di zuccheri condensati e abbaio smodato, insomma solita giornata di emozioni silenziose e RiBelli ululanti perché, di ululare, noi non ci stancheremo mai. Ora però che le pagelle siano con voi.

Gigi – Voto 8

Il RiBelle che si nutre solo a foglie d’ulivo essiccate, latte di struzzo castrato e bacche di Goji – che, non so se lo sapete, ma Goji significa bacca in cinese, quindi tecnicamente si nutre a bacche di bacca – tenta nuovamente di portare a termine la distanza regina, dopo che in passato problemi muscolari all’alluce del piede della filippina gli avevano impedito di arrivare al traguardo. Questa volta invece snocciola una prestazione straordinaria, andando ad avvicinare e far tremare pericolosamente il muro delle tre ore e finendo inoltre la gara, fresco come uno dei merluzzi di Capitan Findus. Gigi ora è pronto per il next level, che potrebbe prevedere uno slot per Kona e assumere anche una domestica etiope. Nome di Battaglia: Gigi Robòt.

RiBellicosi – Voto 7

Il quartetto misto RiBelli e adidas Runners, detti anche “aiuola” Runners per l’abitudine a fare le ripetute da 400m intorno a un aiuola del Sempione, si presenta alla staffetta come possibile sorpresa e, infatti, nonostante le rimostranze degli altri contendenti, che sussurrano possibili brogli in fase di selezione degli staffettisti forestieri, alla fine porta a casa il piazzamento più alto. I ragazzi delle tre strisce si comportano bene, ma, nel complesso, a fare la vera differenza è stato il Giampi che, prima di uscire, si lascia scappare con sua moglie un prostrato torno tra mezz’ora. Risultato, miglior parziale ogni epoca sulla frazione, tre talent scout che lo vogliono conoscere e l’anti doping che lo ricerca senza sosta. Nome di Battaglia: Impossible is Giampi.

Ribelin – Voto 6

I RiBelli che tutti aspettano alla grande prestazione sentono la pressione già le settimane precedenti alla gara, tanto che provano proditoriamente a sostituire la frazionista più lenta con un fattorino di Foodora. Silvia però non cade nella trappola e si presenta comunque alla sua zona cambio, facendo segnare una prestazione più che onorevole, considerando che, visto il tempo, deve aver corso almeno gli ultimi due chilometri con il Giova ansimante sulle spalle. Fil, dopo aver fatto estendere il colore rosso della metropolitana all’intera area circostante per una visita dell’ultimo minuto ai cessi della fermata di Palestro, parte così forte che a stento trova il secondo frazionista già pronto ad aspettarlo. Il Colonnello, prosegue l’opera ma non ha la gamba dei tempi migliori e paga il bastone di Via Washinton, dove l’andata a ritorno paralleli non gli permettono di innescare nessun mezzo a reazione, senza almeno pagarne dazio anche di persona. Panizza alla fine tenta disperato di rallentare ulteriormente il cronometro, facendo registrare il terzo miglior passo di giornata, dopo Filippo e, ovviamente, il Giampi (però parliamo del suo passo, non di gara, ma di quello relativo a quando ha finito la sua frazione e si è diretto verso casa da sua moglie). Nome di Battaglia: Son Ragazzi.

SuperMario – Voto 8,5

Mentre in tutto il mondo va di moda tirar su mura e confini, ecco un RiBelle che abbatte una muraglia, di quelle antiche e cattive, ed esplora un nuovo territorio con la lucida follia che solo un Ribelle fatto e finito sa estrarre dal suo malconcio cilindro. I suoi attrezzi? Due scarpe vicine alla pensione, una divisa misto bagnino e operatore ecologico, e la solita cartuccera piena di sogni, gellini e imodium. SuperMario si mette così, sereno, davanti al pace maker delle tre ore e trenta, che quando capisce la situazione baratta i suoi palloncini con il pace maker delle quattro ore in cambio di una vacanza tutto pagato per due ai caraibi tre settimane. Risultato finale, tre e ventisette sul cronometro per Marietto, il pace maker delle 4 ore che arriva sorridente, mente il suo ingenuo collega raggiunge il traguardo in tre e trentuno, ma sotto shock, tentando di respirare aria pulita dai suoi stessi palloncini (se riuscirà ad andare in vacanza sulle sue gambe poi non è dato sapere). Nome di Battaglia: Arbre Magic.

RiBelli Old Style – Voto 7

I RiBelli che fanno dell’esperienza il loro cavallo di Battaglia tanto che sono anche soprannominati quelli della Vespucci si presentano all’impegno con la staffetta in formazione da battaglia. Nick in prima frazione parte forte col suo solito passo fedaino. Tenta anche qualche gomitata per evitare i sorpassi ma poi si deve arrendere alla fatica che curare i figli e, soprattutto i terrazzi, comporta. Frada a seguire tenta di non farsi recuperare e contemporaneamente di non farsi venire i crampi, cosa tutt’altro che di facile realizzazione. Lascia il testimone alla Satolla che è pronta a riceverlo come un albero in un bosco è pronto a ricevere un fulmine. Praticamente la durata della transizione equivale ad un quinta frazione. Poi però sprinta fino al cambio successivo, anche se si attarda ad inserire nel cellulare il conteggio delle calorie degli integratori che le offrono lungo il percorso. Ultimo chippofero Talenti che si dirige a passo leggero verso Porta Venezia dove supera il traguardo in grande stile ma si risente quando al ristoro finale vede che danno da bere bottiglie d’acqua ma nessuno ha una sciabola. Nome di Battaglia: RiBelli al Vapore.

Alleanza RiBelle – Voto 6,5

I RiBelli che più che una staffetta sembrano aver fondato un partito politico, potrebbero essere la scheggia impazzita della manifestazione. Tuttavia, in prima frazione il Depi, che non corre più dai tempi dei Jeans a zampa di elefante, ad arrivare in Sempione da Porta Venezia ci mette lo stesso tempo di un gruppo di turisti giapponesi con tanto di audio guida. Il Vez tenta di recuperare ma anche lui ormai si allena meno di Cassano, così il compito di riscattare l’orgoglio del drappello ricade sulle tenaci spalle del Giova, il quale parte i primi cento metri come un uomo che ha visto un fantasma. Poi però capisce che se non rallenta di fantasmi rischia di vederne subito un’intera distesa, e di unirsi a loro, quindi riduce il passo nell’ordine dei trenta, trentacinque centimetri e si arrabbiata per raggiungere il cambio successivo. Cif prende il testimone e col suo inconfondibile passo pulito, scivola incontaminato e rapido fino al traguardo, distruggendo le incrostazioni, ma non riesce ad impensierire le altre staffette RiBelli. Nome di Battaglia: RiBelli d’Italia.

Magiche Girls – Voto 9

La squadra delle girls così magiche che sembrano dei conigli usciti da un cappello, perde pochi giorni prima della gara una delle sue storiche componenti causa attacco Vudù per cui si sta ancora cercando il responsabile. Operata la sostituzione, il gruppo si presenta tuttavia alla manifestazione, pronto a vendere la pelle cara come una borsa di Luis Vuitton. Valeria in prima frazione corre a cannone, nonostante un ginocchio malandato e un antidolorifico che di solito danno agli ippopotami sottoposti a interventi odontoiatrici. Durante la seconda tratta si tiene il passo alla terza Lella rischia di far fare brutta figura alla sua dolce metà sul passo al chilometro. Ultimo frazionista Ludo è chiamato all’impresa di recuperare più posizioni possibile ma non resiste alla tentazione di raccontare a tutti quelli che incontra la “barza” dei Nani che escono dal bosco e trovano un fiasco di vino, risultato un tempo al chilometro vicino a quello della spesa al supermercato. Nome di Battaglia: Medic Girls.

Cisco – Voto 9,5

L’uomo che ha fatto della detonazione una corrente filosofica equiparabile ormai quasi a una religione, tanto che la Via della Detonazione conta centinaia di migliaia di adepti che si fanno chiamare i Detonati e seguono fedelmente la dottrina del maestro, ancora una volta è chiamato a confermarsi per rafforzare le sue credenze rivoluzionarie. Alcuni storici, infatti, contestano l’aspetto che una religione che prevede la detonazione non sia poi così una novità. Cisco allora mette tutti a tacere, partendo col suo solito passo da scafista braccato ed esplodendo in grande stile al trentesimo chilometro in un tripudio generale trasmesso a reti unificate. In un mondo vittima e carnefice di continui cambiamenti, d’altronde, la gente guarda sempre di più a lui con crescente speranza e si attacca disperatamente al suo più grande insegnamento: non importa chi sei e cosa fai, da dove viene e dove vai, se vai sempre a tutta, alla fine, detoni. Nome di Battaglia: Siddharta.

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