Archivio mensile:luglio 2017

Gira La Ruota

Hamster-weight-Lifting-hamsters-29682128-450-307Può un giorno da aquila risollevare un’intera vita da criceto? Può la breve sensazione di poter guardare tutto, e forse tutti, dall’alto di un cielo orgoglioso soffiar via infinite e innumerevoli ore passate a inseguire un orizzonte inesistente che traballa lungo una linea sommersa, oppure sbiadisce sul grigio ruvido che solletica strade e sentieri indistinguibili? A volte me lo chiedo, ma poi lascio stare, perché tanto ognuno ha la sua ruota da far girare e tutti sanno che è lì che gira, tutti, ma proprio tutti, tranne il roditore che la fa girare, perché per lui quel folle affannarsi è solo aria che profuma di libertà e la sensazione che prima a poi la ruota si staccherà, avanzerà e lo porterà lontano. Milano e il triathlon. Binomio complicato ma non impossibile, tanto che basta trovare una pozza d’acqua abbastanza grande, presidiare un reticolo di strade che si incrocino e non si scontrino e poi trovare un gruppo di randagi, abbastanza folli che, una volta esplorati entrambi i luoghi, abbiano anche voglia di correre un po’ in giro. L’idroscalo non è Stintino, questo si sa, se poi spacchi la muta dieci minuti prima della partenza, le alghe sul fondo ti sembrano ancora più viscide e vicine. Eppure, per l’ennesima volta un braccio segue l’altro e neanche te ne accorgi che il tuo problema diventano improvvisamente marciapiedi e rotonde da cui scampare. Il Multilap in bici sembra sempre non finire mai, soprattutto se mendichi di attaccarti ai gruppi che sfilano via come treni fuori servizio. Poi però la zona cambio riapre le porte e dieci chilometri in piano diventano una distanza in cui azzardare anche una sorridente e felice progressione. Recco e la triplice invece sono una scommessa già vinta. Il mare non è la cosa più balneabile di questa terra, ma con le onde come sempre prima ci litighi, poi ti chiarisci e alla fine andate insieme alla caccia della riva. In bici si sale senza sconti, senza il classico “tieni duro adesso, perché dopo molla” perché quando il dopo arriva, ci pensano vorticosi muretti a non lasciarti rifiatare e a mantenerti vigile sulla traiettoria da seguire. Torni in zona cambio e la situazione è in teoria la stessa della city, dieci chilometri a poter consumare tutto quel che ti è rimasto dentro. Qui però la progressione è sconsigliata perché tre giri devi fare, tre volte la malefica Aurelia devi imboccare e neppure la spiaggia che si staglia sbilenca sembra essere adatta ad una partita di bocce. Poi, neanche troppo inaspettata sì aggiunge subito la quarta disciplina che trasforma la gara in un Quadrithlon: trattasi del sudare. Non è una scelta, non è una conseguenza, sotto un sole che cauterizza le carni di chi incontra, il caldo è come una nuova frazione da percorrere, una gara nella gara, dove il sudore che gocciola sostituisce il tempo nella misurazione implacabile del risultato. Non sono cose sane, non lo saranno mai, e mentre le fai non sono neppure cose da sbellicarsi dalle risate, ma sei tu, l’orizzonte e una ruota da far girare; il resto sta a te. Se poi ci sono sbarre o un vetro in mezzo, sinceramente, in questa vita non lo voglio sapere.

Ora in ritardo, peggio di un regionale il lunedì mattina, ecco le immancabili pagge.

Triathlon di Milano: Fil – Voto 7

Il RiBelle che approccia le gare della triplice con la filosofia di un autolavaggio, causa cielo terso che questa volta regala estate piena, si convince ad abbandonare gli shooting per Poltrone e Sofà e a schierarsi ai Main Event dell’idroscalo. Paga sulla frazione a nuoto perché senza il Castello di Silvio come punto di riferimento, in acque libere, non riesce ad orientarsi con sicurezza, recupera però in bici grazie ad una sospettata conoscenza delle zone più imboscate e limitrofe all’aeroporto di Linate, infine durante la corsa tenta l’allungo decisivo, ma si distrae quando vede un cartello con su scritto Circolo Remiero e pensa ci sia scritto Circolo Remigi e si commuove, perdendo così preziosi secondi. Nome di Battaglia: Fil Wash.

Triathlon di Recco: SuperMario – Voto 6

Il ligure che di ligure ha solo l’attaccatura dei capelli, alla gara di casa non può mai mancare, anche perché se non si schiera lui, la gara la devono annullare e la sostituiscono con una tombolata aperta a tutti e con in palio i sassi più belli trovati sulla spiaggia il giorno prima. La tensione che si respira è già palpabile fin dalla mattina, tanto che l’organizzazione corre ai ripari e ritira tutti i cessi chimici per paura di compromettere definitivamente l’intera stagione turistica. SuperMario però non si scompone, paga un caffè, approfitta di un baracchino che sarà poi smontato e spedito in blocco a Fukushima e va alla partenza. Come spesso gli capita le sue doti da nuotatore non risaltano durante la medesima frazione, anche perché passa i primi dieci minuti di gara a schizzare volontariamente gli altri partecipanti, memore delle bigiate fatte in gioventù. In bici conduce invece una frazione regolare, anche se sua velocità di ascesa ricorda molto quella di una poltroncina montascale con a bordo il passeggero. In corsa prova a recuperare, ma a quel punto la temperatura ricorda quella di Marte in pieno giorno e Studio Aperto assicura la morte celebrale per tutti coloro che si trovino in giro a quell’ora. Nome di Battaglia: Hot Dog.