Ad Maiorca

img-20160922-wa0002Si può vedere la fine? La fine? Perché in questa gara c’è tutto, proprio tutto, ma non una fine. E anche se sotto di me non c’è una nave cosparsa di dinamite e pronta ad esplodere, anche se sotto di me sento solo sudore e sabbia umida che scricchiola arrendevole, ho come l’impressione di non farcela comunque a scendere, a sbarcare, perché la terra, dovunque essa sia, alla fine è una donna che ormai ha scelto un’altra persona con cui passare la vita, è un viaggio che dovrei fare da solo, senza amici, è un profumo saturo di artifizi, una musica che posso a stento mimare. Eppure tutto comincia sempre con quell’interminabile brivido di paura e tensione, subito riscaldato dal tiepido pensiero che balbetta: non vedo l’ora che sia finita. Quindi deve esserci una fine, da qualche parte! Deve esserci! Sarà nascosta dietro le lancette di un orologio che fa finta di niente. Così la cerco con lo sguardo, sta maledetta fine, la cerco e la ricerco, ma non la trovo, anche se adesso sul quadrante, ore, minuti e addirittura secondi posso vederli scorrere fin troppo chiaramente. Scruto i numeri attentamente, ma niente, ci sono solo le cifre che segnano l’ennesimo muro che non sono riuscito ad abbattere. Che poi, mi sono sempre chiesto, chi le costruirà tutte queste mura? Non mi serve trovare una risposta, ho ancora le mani sporche di malta e cemento. Non cambia nulla però, ormai lo so bene, perché per ogni muro che abbatto, me ne trovo davanti subito un altro; ancora più alto, ancora più spaventoso e adesso sono così stanco che mi ferisce anche solo il pensiero di accarezzarlo. Eppure l’alba di un giorno così è sempre una strana carezza. Il suo tocco è un freddo abbraccio delicato e, anche se l’orizzonte lampeggia minacce inesorabili, come un lampione guasto, il sole si affaccia continuamente per darci coraggio. Le prime bracciate cercano l’acqua come volessero salutarla. Mi bastano pochi metri per capire che però ormai la conosco e, anche se non andremo mai completamente d’accordo, un po’ ci vogliamo bene. Le boe appaiono piccole costruzioni sullo sfondo, poi crescono e diventano enormi castelli nemici da conquistare a qualsiasi costo, ma che poi ci lasciamo immediatamente alle spalle con la soddisfazione di un manipolo di soldati di ventura. La corrente litiga con la traiettoria da tenere, ma io faccio in modo di ascoltare entrambe e non percorro un metro più del necessario. Il passaggio sulla riva serve solo a farmi capire se ha già iniziato a piovere. Non ancora, quindi riparto a nuotare tranquillo. Il secondo anello sembra più corto, o almeno dovrebbe essere più corto, eppure le fortificazioni ostili nascono sempre più lontane e ca-dono sempre più faticosamente. Quando riconquisto definitivamente la spiaggia, tuttavia mi ac-corgo di non aver espugnato ancora nulla, anche se comincio già a sentirmi un pochino più vicino alla vittoria, su chi o che cosa però, ancora non lo so. La prima transizione è la solita lunga sequenza di confuse operazioni, che ormai conosco a memoria e tuttavia non riesco mai a fare nell’ordine stabilito o almeno in quello della volta precedente. Si parte a pedalare. Nei primi chilometri la strada è veloce, la pendenza c’è, ma si nasconde talmente bene che non mi accorgo di incontrarla. Il percorso è ampio, morbido, l’asfalto sfiora le gomme quel tanto che basta per lanciarmi in avanti. Spunta un sole deciso e sullo sfondo il mare che si mischia alle montagne tiene lontana la sensazione di fatica. Non sono solo e mi sento bene, oppure non sono solo e questo mi fa sentire bene, chissenefrega l’importante è il risultato. Quando ripasso dalla zona cambio, il tempo comincia a guastarsi, i venti, fino ad allora poco più che un sospiro, ricominciano a soffiare, un po’ contro e un po’ di traverso, comunque ora li percepisco chiaramente, ma funziona così, il vento è come la fortuna, ti accorgi della sua presenza solo quando te la trovi indiscutibilmente contro. A tre quarti della frazione ciclistica attacchiamo la salita. Non è uno strappo, non è una rampa, la strada invece comincia a salire e prima che finisca, faccio a tempo a dimenticarmi di com’era pedalare in pianura. Il cielo spazza via il giorno e porta la notte. Comincia a piovere, ma non è che piove solamente, mi trovo sotto una cascata che l’orizzonte mi riversa addosso senza alcuna compassione. Dio non ama i triatleti, soprattutto quelli superbi che si credono di ferro. Vediamo se sono anche inossidabili, penserà lui da lassù. In strada non ci sono pozzanghere, ma onde, e in vetta la situazione si complica, perché la strada smette di arrampicarsi e il carbonio brama una velocità che non gli posso concedere. Dietro una valle però, il rubinetto celeste si chiude e quando iniziamo a discendere senza più esitazioni, esce anche qualche raggio di un sole che non spunta da dietro le nuvole, ma sorge come l’alba di un nuovo giorno. Dio non ama i triatleti, però evidentemente li rispetta. Ritornato a valle, il percorso si arrotola su se stesso, fino agli ultimi venti chilometri, dove s’incunea in un infinito bastone, dritto come un pino secolare. La pioggia torna a massaggiare l’asfalto, prima dolcemente poi sempre più forte; negli ultimi dieci chilometri le carezze si sono tramutate in schiaffi. Dio non ama i triatleti e anche se li rispetta, a volte, ha avuto pure lui una giornataccia. L’ingresso in T2 è un naufragio senza vittime, ma solo qualche sospiro di sollievo e scene di moderato giubilo. In seconda transizione cerco di scongelare alcuni arti che mi servirebbero per proseguire. Mi concentro su piedi e caviglie, così quando parto a correre il resto del corpo fa ancora concorrenza a quelle mummie che ogni tanto spuntano fuori dai ghiacci millenari. Ci vuole più di mezz’ora prima che il cuore ritorni in controllo della situazione e ricominci a distribuire il sangue in modo più equanime. Il primo giro mi dico di correre piano e le gambe sembrano essere molto d’accordo con me. Il secondo giro penso di aumentare l’andatura e le gambe allora si riuniscono in concilio per pensarci. Il terzo giro mi fanno gentilmente sapere che la proposta è bocciata e che anzi l’inesorabile clessidra che cola verso la detonazione è quasi esaurita. Il quarto giro ci facciamo quindi coraggio a vicenda fino a quando, dietro l’ultima curva, drammaticamente scopriamo che, di giro, ne esiste anche un quinto. L’ultimo passaggio è quindi una lenta, soffocata melodia, arrancando verso il traguardo, dove solo le ultime centinaia di metri mi sono dolci, quando, come cantava il Faber, “la sera ed il buio mi tolgono il dolore dagli occhi” e guardo il sole, ormai poco più di un bagliore, domandandomi se è vero che sta scivolando via “a violentare altre notti”, oppure è semplicemente stanco ed il mare è la sua coperta. Allora finalmente penso di vederla, la fine. È un arco luminoso e chiassoso che scandisce il mio nome. L’accento è sbagliato, ma lascio correre. Pochi passi, ecco che la tocco, cerco di afferrala, ma niente, cado pesante dall’altra parte. Mi volto indietro e non c’è più. Eppure era lì, ne sono sicuro, c’era una fine, l’ho anche sfiorata. Solo che era solo una linea, un secondo in bilico tra il prima e il dopo, un alito di aria pura che ti entra nel naso ma che dura solo il tempo di un sospiro. Brutta storia. Ma allora è una fregatura? Cioè, se non puoi acchiapparla, se non puoi trattenerla, allora cosa serve arrivare alla fine. La riposta è lì, nel sospiro successivo, serve a continuare a respirare.

SuperMario – Voto 9

Il RiBelle che, se prima di un allenamento o di una gara dichiara oggi “fullgas”, la protezione civile allora dirama subito l’allerta calamità e i sindaci dei comuni interessati richiedono lo stato di emergenza preventivo, torna sul luogo del delitto non per ricordare la lontana esecuzione dell’uomo di ferro, ma per compiere una vera e propria strage, assolutamente premeditata. A sto giro è motivato come un cannibale in una spiaggia per nudisti e già due giorni prima della gara si chiude in un profondo stato di concentrazione interiore dal quale esce solamente per dare fugaci riposte al suono di vibrazioni che hanno l’aria di provenire veramente dal profondo. In gara parte come sempre con una frazione nuoto in cui esplora i paraggi del tracciato, ma poi, una volta in sella, libera i cavalli, meglio di Furia il Camallo del West. In seconda transizione si cambia così velocemente che la sicurezza lo insegue i primi chilometri di corsa scambiandolo per un borseggiatore in fuga. A quel punto però SuperMario è lanciato verso la gloria. Lo sputnik a confronto era una radiosveglia. Supera più persone di un abusivo in preferenziale. Rimonta Davidone che non veniva rimontato, dai tempi i cui si guadagnava da vivere facendo il porno attore, e arriva superando il traguardo con l’espressione di un lottatore di MMA alla pesa a cui hanno appena ciulato l’Hammer. Nome di Battaglia: Ringhio Vernazza.

Davidone – Voto 9,5

L’uomo che sta segretamente sostituendo il suo scheletro con placche di adamantio e legno di ce-dro profumato, in attesa che a Hollywood decidano di girare un lungometraggio dedicato alle sue imprese di gioventù e alle sue origini misteriose, intitolato, secondo indiscrezioni, “Daveheart” o “Cuore di Davidone” – il titolo Italiano è ancora in fase di revisione – oppure “David, Manìn di For-bice”, atterra oltre mare con la preparazione atletica di un insegnante di educazione fisica dell’artistico. La sua strategia di gara prevede quindi una prova conservativa, tanto che, per le due transizioni, ha persino previsto di affittare un lettino in spiaggia per ottimizzare la tintarella, non sempre lo stesso però, perché, si sa, il sole durante il giorno cambia posizione e dover trascinare sulla sabbia la propria postazione è da barboni. Parte quindi a nuotare con calma, ma arrivato al primo cambio, le nuvole che oscurano il sole, sconvolgono i suoi piani. Decide così di assumere posizione aerodinamica e lanciarsi in un’imprendibile frazione ciclistica dove svernicia più bici di un carrozziere affiliato col Bikemi. Soffre un po’ durante la corsa per il peso del metallo impiantato, ma termina comunque la sua prova con un maestoso risultato che lo investe uomo di ferro di nome e di fatto. Da allora però non abbiamo più sue notizie, probabilmente perché, facendo impazzire tutti i controlli sicurezza, non lo fanno più ripartire da Maiorca. Nome di Battaglia: Robinson Dave.

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Season 2016 Week 57

Settimana cinquanta sette da Err’s kitchen, la cucina di coach Err, dove è tempo di staccare la spina e decidere a quale presa attaccarsi per la nuova stagione.

Lunedì: Doppio Palestra Core e Bike

Inizio di settimana di sudore e sospiri.

Palestra Core prevede:

Riscaldamento: 10’ bici facile

Allenamento: 4x (2×1’ core centrale rec 30’’ – 2×20 addominali con fitball supino – 2×50’’ core lato destro rec 20’’ – 2×20 addominali con fitball prono – 2×50’’ core lato sinistro rec 20’’ – 2×20 flessioni)

Defaticamento: con insalata di riso

Run prevede:

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 10′ risc – 4’forte rec 1′ – 3′ forte rec 1′ – 2′ forte rec 1′ – 2′ forte rec 1′ – 3’forte rec 1′ – 4’forte rec 1′ – 5′ def

Martedì: Bike

Si gioca col nuovo rullo.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 60’ con variazioni di durezza

Mercoledì: Doppio H2O e Palestra

Santambrogio di passione.

H2O prevede:

Riscaldamento: 400m

Allenamento: 12×50 1 dorso + 3 sl rec 10” – 400m sl pb freq braccia alta resp ogni 3 rec 40” – 2x200m sl lunghi nuot bene rec 20” – 4x100m sl 1 lungo + 1 forte rec 10” – 200m sciolto – 600m sl pb e pa

Defaticamento: non pervenuto

Palestra Core prevede:

Riscaldamento: 10’ bici facile

Allenamento: 4x (2×1’ core centrale rec 30’’ – 2×20 addominali con fitball supino – 2×50’’ core lato destro rec 20’’ – 2×20 addominali con fitball prono – 2×50’’ core lato sinistro rec 20’’ – 2×20 flessioni)

Defaticamento: con riso e mortazza

Giovedì: Run

Mentre lei corre, tu sudi.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 5′ risc – 40′ prog – 5′ def

Venerdì: Bike

Il nuovo rullo è una droga.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 1h e 20′ con variazioni

Sabato: Bike

Un’altra dose.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 70’ con variazioni

Domenica: Bike

Ormai è dipendenza.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 15′ risc – 3x (15′ salita 6% – 10′ facile)

Season 2016 Week 56

Settimana cinquanta e sei fuori da Err’s kitchen, la cucina di coach Err, dove si ci si diletta con nuovi giochi e si provano nuovi sentimenti.

Lunedì: Doppio H2O e Bike

Nuotata più pedalata e passa la paura.

H2O prevede:

Riscaldamento: 400m

Allenamento: 2×100 mx o dorso rec 15” – 300m sl pull resp ogni 3 – 12x25m sl (4 con laccio + 4 pull max freq braccia + 4 con laccio) rec 15” – 6x150m sl con ultimo 50 più forte rec 20” – 400m pb e pa

Defaticamento: gambe sotto la scrivania

Bike prevede:

Riscaldamento: 10’

Allenamento: 5′ progressione da 70 a 100 rpm intensità media – 20′ facile con 20″ forte ogni 2′

Defaticamento: 10’ facile

Martedì: Doppio Run e Palestra

Il classico del martedì.

Run prevede:

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 60’ facile a digiuno

Palestra Core prevede:

Riscaldamento: 10’ bici facile

Allenamento: 4x (2×1’ core centrale rec 30’’ – 2×20 addominali con fitball supino – 2×50’’ core lato destro rec 20’’ – 2×20 addominali con fitball prono – 2×50’’ core lato sinistro rec 20’’ – 2×20 flessioni)

Defaticamento: a panini e….acqua

Mercoledì: Doppio Bike e Run

Chi si ferma, si ferma.

Bike prevede:

Riscaldamento: 15’

Allenamento: 3x (2’ medio + 1’ facile + 1’ max rapporto + 1’ facile) – 5’ facile – 3x (1’ gamba dx rapporto agile + 1’ normale + 1’ gamba sx rapporto agile +1’ normale)

Defaticamento: 8’

Run prevede:

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 5′ risc – 40′ prog – 5′ def

Giovedì: Riposo

In bara a doppia mandata.

Venerdì: H2O

Ripulita prima del weekend.

Riscaldamento: 400m

Allenamento: 200m gambe senza tavola – 200m pb resp ogni 3 – 200m pb – 8x100m sl 4° e 8° veloce rec 15” – 100m piano – 12x50m pull alternando 1 max ampiezza bracciata, 1 max freq bracciata rec 10”

Defaticamento: 200m

Sabato: Bike

Si prova il nuovo giocattolo.

Riscaldamento: 15’

Allenamento: 3x (15′ salita 6% – 10′ facile)

Defaticamento: in doccia

Domenica: Run

Chi a detto che rincorrere ciò che ami, non sia una gran tirata di culo.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 60′ progressivo

Season 2016 Week 55

Settimana cinque e cinque fuori da Err’s kitchen, la cucina di coach Err, dove si è perennemente in bilico tra la voglia si taccare la spina o staccare tutto il resto.

Lunedì: Bike

Inizio facile a base di rulli.

Riscaldamento: 15’

Allenamento: 5x (1′ solo gamba dx – 1 solo sx – 2′ normale) – 5x (2′ max rapporto fuori sella – 2′ normale)

Defaticamento: 5’ facile

Martedì: Doppio Run e Palestra

Doppietta per combattere la forza di gravità.

Run prevede:

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 60’ facile a digiuno

Palestra Core prevede:

Riscaldamento: 10’ bici facile

Allenamento: 4x (2×1’ core centrale rec 30’’ – 2×20 addominali con fitball supino – 2×50’’ core lato destro rec 20’’ – 2×20 addominali con fitball prono – 2×50’’ core lato sinistro rec 20’’ – 2×20 flessioni)

Defaticamento: con due panini alla mortazza

Mercoledì: Doppio H2O e Run

Doppietta inedita ma di grade prostrazione.

H2O prevede:

Riscaldamento: 400m

Allenamento: 200 ga – 4x100m sl pull rec 15” – 8x50m sl progr 1 – 4 rec 10” – 3x (2x100m sl medio rec 15” – 1x200m sl lento rec 20” – 1x100m sl forte rec 1’) – 400m pb e pa

Defaticamento: non c’è tempo

Run prevede:

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 10′ risc – 5 x (6′ forte – 2′ rec) – 5′

Giovedì: Riposo

A cane a recuperare.

Venerdì: Doppio Bike e Palestra

Si chiama fatica, e un po’ tu la ami.

Bike prevede:

Riscaldamento: 15’

Allenamento: 5x (1′ solo gamba dx – 1 solo sx – 2′ normale) – 5x (2′ max rapporto fuori sella – 2′ normale)

Defaticamento: 5’ facile

Palestra Core prevede:

Riscaldamento: 15’

Allenamento: 5′ in progressione – 6x (1′ solo gamba dx – 1 solo sx – 2′ normale)

Defaticamento: 5’

Sabato: Run

Salite in dolce compagnia.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 70′ con salite

Domenica: Bike

Sole uguale bici.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 2h e 30’ facile

Season 2016 Week 54

Settimana cinquanta più quattro fuori da Err’s kitchen, la cucina di coach Err, dove per fare i conti con l’inverno si usa facile l’allenamento doppio.

Lunedì: Doppio H2O e Bike

Doppietta di inizio settimana.

H2O prevede:

Riscaldamento: 400m

Allenamento: 400m pb – 6x100m bene rec 10” – 2x300m sl pb e pa rec 30” – 200m lungo – 6x50m max frequenza rec 15”

Defaticamento: 100m

Bike prevede:

Riscaldamento: 10’

Allenamento: 3x (2’ medio a rpm libera + 1’ facile) – 4x (1’ solo gamba destra + 1’ solo sinistra – 1’ facile) – 5’ facili – 4x (1’ massimo rapporto + 1’ facile)

Defaticamento: 10’ facile

Martedì: Doppio Run e Bike

Doppietta e non se ne parla più.

Run prevede:

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 60’ facile a digiuno

Bike prevede:

Riscaldamento: 15’

Allenamento: 3x (2’ progressione + 1’ facile + 1’ max rapporto + 1’ facile) – 5’ facile – 3x (1’ gamba dx rapporto agile + 1’ normale + 1’ gamba sx rapporto agile + 1’ normale)

Defaticamento: 5’ facile

Mercoledì: Doppio Palestra Core e Run

Non c’è due senza doppietta.

Palestra Core prevede:

Riscaldamento: 10’ bici facile

Allenamento: 4x (2×1’ core centrale rec 30’’ – 2×20 addominali con fitball supino – 2×50’’ core lato destro rec 20’’ – 2×20 addominali con fitball prono – 2×50’’ core lato sinistro rec 20’’ – 2×20 flessioni)

Defaticamento: a colazione

Run prevede:

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 50’ progressivo

Giovedì: Riposo

Camera iperbatica.

Venerdì: H2O

Bagnetto pre weekend.

Riscaldamento: 500m

Allenamento: 200m ga tav – 6x50m resp ogni 3 rec 10” – 8x100m sl bene (1 con 25m tf, 2 con 25m pochi resp, 3 con 25m forte, 4 con 25m max freq) rec 15” – 2x400m pb e pa

Defaticamento: 200m

Sabato: Run

Gradoni pre mangiata da schifo.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 30′ facile – 6×6 balzi gradoni con massima elasticità – 10′ facile – 6×6 balzi gradoni con massima elasticità – 15 facile

Domenica: Bike

Tremendo rullo di riparazione.

Riscaldamento: 15’

Allenamento: 5’ in progressione (aumentare frequenza pedalata e intensità) – 5′ facile – 5x (1′ dx – 1′ sx – 1′ agile) – 10′ facile – 5x (4’ medio + 1’ facile + 1’ forte) – 10’ facile – 5x (2′ max rapporto in piedi – 2′ facile)

Defaticamento: 10’

Season 2016 Week 53

Settimana cinquanta e tre fuori da Err’s kitchen, la cucina di coach Err, dove le mezze stagioni come i mezzi allenamenti non esistono più da molto tempo.

Lunedì: Doppio Palestra Core e Bike

Si comincia la settimana a marce alte a sguardo al pavimento.

Palestra Core prevede:

Riscaldamento: 10’ bici facile

Allenamento: 4x (2×1’ core centrale rec 30’’ – 2×20 addominali con fitball supino – 2×50’’ core lato destro rec 20’’ – 2×20 addominali con fitball prono – 2×50’’ core lato sinistro rec 20’’ – 2×20 flessioni)

Defaticamento: a colazione

Bike prevede:

Riscaldamento: 15’

Allenamento: 3x (2’ medio a rpm libera + 1’ facile) – 4x (1’ solo gamba destra + 1’ solo sinistra – 1’ facile) – 5’ facili – 4x (1’ massimo rapporto + 1’ facile)

Defaticamento: 11’ facile

Martedì: Doppio Run e Bike

Si procede con la sagra della doppietta.

Run prevede:

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 60’ facile a digiuno

Bike prevede:

Riscaldamento: 15’

Allenamento: 3x (2’ medio + 1’ facile + 1’ max rapporto + 1’ facile) – 5’ facile – 3x (1’ gamba dx rapporto agile + 1’ normale + 1’ gamba sx rapporto agile +1’ normale)

Defaticamento: 8’ facile

Mercoledì: Doppio H2O e Run

Unica nuotata della settimana, quindi lascia il segno. Alla sera solo una sgambata.

H2O prevede:

Riscaldamento: 400m

Allenamento: 200m ga a piacere – 6x75m con vasca centrale respir ogni 5 rec 10” – 12x50m sl progr da 1 a 4 rec 15” – 6x100m sl lento rec 20” – 3x200m sl in negativo (secondo 100 più veloce del 1°) rec 30”

Defaticamento: 200m

Run prevede:

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 50’ facile

Giovedì: Riposo

Ufficio e dentista.

Venerdì: Bike e Palestra

Pre weekend di definizione.

Bike prevede:

Riscaldamento: 15’

Allenamento: 5′ in progressione – 6x (1′ solo gamba dx – 1 solo sx – 2′ normale)

Defaticamento: 11’ facile

Palestra Core prevede:

Riscaldamento: 10’ bici facile

Allenamento: 4x (2×1’ core centrale rec 30’’ – 2×20 addominali con fitball supino – 2×50’’ core lato destro rec 20’’ – 2×20 addominali con fitball prono – 2×50’’ core lato sinistro rec 20’’ – 2×20 flessioni)

Defaticamento: a pranzo

Sabato: Bike

Solita sgambata con safari.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 2h e 30’ facile

Domenica: Run

Si va di gradoni.

Riscaldamento/Allenamento/Defaticamento: 30′ facile – 6×6 balzi gradoni con massima elasticità – 10′ facile – 6×6 balzi gradoni con massima elasticità – 15 facile

Why Trail

30805041116_54eace5ddd_hGli uomini si dividono in due categorie, quelli che sopportano la salite, solo perché sanno che ver-ranno poi ricompensati comunque con le discese, emozionanti, adrenaliniche, entusiasmanti disce-se, e quelli che invece le salite le amano a prescindere, se le godono, degustando il sapore amaro salato di ogni metro trascinato indietro, quasi con rabbia, e poi rilasciato dolcemente come si fa con un pesce che ha abboccato alla lenza troppo ingenuamente per senticela di privarlo della vita; la discesa per costoro è solo attesa, soltanto il modo più veloce di spostarsi e giungere a imboccare un’altra strada che poi risale, in una giostra di gioia e dolore che non si ferma mai. Ma la sveglia alle cinque del mattino che accende l’inverno di un fradicio sabato novembrino è semplicemente un attimo di follia. Follia che tuttavia non è sempre un’azione criminale, follia che non è sempre un gesto inconsulto o una condotta dannosa, follia che a volte può essere anche un atto di rottura, un momento di ribellione, un chiodo nella parete vuota e incontaminata della quotidianità, in cui appendere un quadro che non sarà mai in grado di riempirla completamente, anzi magari va su anche un po’ storto e sembra non stare poi molto bene, ma alla fine ti fa capire che il nemico che hai veramente non è il caos o la deformità, non è il timore che il muro si rovini o che il quadro alla fine cada e faccia danni, l’unico nemico che hai è semplicemente il vuoto. E in fondo siamo fatti per riempire il vuoto che si nasconde dentro di noi, in tutti noi, nessuno escluso, solo c’è chi si è così abituato alla guardare la parete bianca di fronte a lui, da venirne rapito e addirittura da battersi per poterla mantenere così, perfetta e vuota. Il tessuto urbano a quell’ora però è deserto, così prima che ti renda conto di cosa tu stia veramente facendo, la città è lontana, le montagne ti circondano, o almeno credi che siano lì perché le nubi basse e impegnate d’acqua sembrano sommergere anche loro, e inizi a correre dietro una mandria di gente disinibita. Il trail runners sono una tribù e per una mattina anche tu sei lì, letteralmente, a fumare insieme a loro. Il primo chilometro è morbido, molti slolomeggiano con terrore tra le pozzanghere come pesci che nuotano tra gli scogli per cercare di non bagnarsi. Poi la montagna afferra il percorso gara e da lì non lo lascia più andare. Si sale senza scrupoli, passo fermo ma deciso per avanzare, poi si scende cercando di trovare con il terreno un accordo che tenga almeno il tempo di un appoggio. Le vigne ci circondano, il fango ci fa scorrere in avanti. L’ubriacante attraversamento di una cantina è l’unica parentesi asciutta che ci concediamo. Subito dopo si riprende a macinar terriccio. L’asfalto ogni tanto si palesa, ma poi scompare come un ospite che la montagna accetta, ma non gradisce fino in fondo. Guardare sempre dove vai e non dove andrai o, peggio, dove sei stato, è l’unica armatura che hai per non terminare la gara anzi tempo. Negli ultimi chilometri tendenzialmente si perde quota come se la strada volesse restituirti le energie che ti ha tolto, oppure, a pensarci bene, è il contrario, la montagna rivuole indietro ogni metro che hai conquistato, perché resti suo, perché, anche se per un attimo è stato tuo, non vuole fartelo portare via, come un tesoro insostituibile che deve rimanere patrimonio di tutti gli audaci. Il traguardo sbuca tra i vicoli e chiude anche il rubinetto della giornata. Così li vedi, gli uomini che amano le salite e quelli che le sopportano soltanto. E tutti gli altri invece? Beh, loro temo non siano uomini, ma solo orologi che aspettano di fermarsi.